Felipe Melo è il segreto dell’Inter Ma Mancini ora cerca il gioco

25 Settembre 2015

MILANO. Centodiciotto ammonizioni in 364 presenze in carriera. Più di un giallo ogni tre partite. E in questo inizio di avventura all'Inter ne ha già incassati due in tre gare. Sono i numeri di...

MILANO. Centodiciotto ammonizioni in 364 presenze in carriera. Più di un giallo ogni tre partite. E in questo inizio di avventura all'Inter ne ha già incassati due in tre gare. Sono i numeri di Felipe Melo - a cui vanno aggiunti anche 38 gol, l'ultimo mercoledì sera al Verona - che in questo momento è il giocatore più rappresentativo della squadra nerazzurra. Un’Inter in vetta alla serie A che non trova flessioni, bottino pieno e dieci punti in più della Juventus, otto sulla Roma.

Felipe Melo è un calciatore fisico, aggressivo, pragmatico, senza fronzoli o giocate da fuoriclasse, come lo sono le prestazioni dell'Inter. In pochi minuti il centrocampista brasiliano è diventato leader della squadra, mentre la fiducia di Mancini se l'era già guadagnata. Il tecnico lo ha voluto proprio per le sue caratteristiche di giocatore ruvido e concreto ed ha affidato ad un mastino del centrocampo la guida dell'Inter. Melo non si risparmia nei contrasti di gioco, vede il calcio come uno sport di contatto dove la fisicità può avere la meglio. Una filosofia che non trova mezze misure.

«Se non vuoi contatti, giochi a tennis», aveva dichiarato qualche giorno fa commentando la gomitata rifilata a Mpoku del Chievo. Tennis o meno, l'ala congolese si è fratturata lo zigomo e in uno scontro di gioco anche Pazzini mercoledì ha rischiato un lungo stop. Felipe Melo è questo: sicurezza (forse troppa) in campo e spregiudicatezza davanti alle telecamere. È un giocatore maturo che sopperisce con la fisicità a ciò che il dio del calcio non gli ha concesso. Aveva lasciato un pessimo ricordo alla serie A. Nei suoi anni alla Juventus fu clamoroso l'episodio del calcio in faccia a Massimo Papa, un fallo di reazione che gli costò tre giornate di squalifica. L'esperienza all'estero, in un campionato difficile e fisico, lo hanno temprato. E ha canalizzato l'energia, facendolo diventare il leader della nuova Inter. È il progetto di Mancini che, per ora, sta portando i suoi frutti. Il primo posto in classifica a punteggio pieno è un risultato che mancava dai tempi del mago Helenio Herrera, dalla stagione 66-67. Vittorie senza gioco però. E domenica c’è uno scontro probante, con la ex squadra di Melo, la Fiorentina.