Ferrante: Zeman non darà spazio agli “anziani”

23 Agosto 2017

Il centrocampista di Lettomanoppello nell’89 era capitano del Foggia e prima aveva giocato con Pavone

PESCARA. Non ama i riflettori, ma stavolta non poteva rifiutarsi di esprimere un giudizio. Domenica c’è il posticipo tra Pescara e Foggia, due squadre che Guglielmo Ferrante porta nel cuore. Non ha mai indossato la maglia biancazzurra, ma, essendo nato a Lettomanoppello, ha sempre seguito con interesse le vicende del Delfino. L’ex centrocampista (poi difensore), invece, ha militato nel club rossonero per sei stagioni. L’ultima nel ’90 in B con Zeman in panchina. Era il capitano di quella squadra dove giocavano promesse del calibro di Franco Mancini, Roberto Rambaudi e Beppe Signori. In rosa c’erano anche il compianto Paolo List, Maurizio Codispoti, Antonio Manicone e via discorrendo. Gente che poi si è affermata in A alle dipendenze del boemo.
Nella sua carriera Zeman si è spesso trovato a suo agio con i giovani, come ha ribadito nei giorni scorsi nell’intervista concessa al magazine ufficiale della Lega B. «Quando si lavora con i giovani è meglio», ha dichiarato Zeman, «non sono ancora formati come calciatori e assimilano in pieno le richieste... mentre i giocatori, non dico quelli a fine carriera, ma anche quelli intorno a 25 anni, sono più restii».
Un punto di vista che Ferrante conosce nel campionato cadetto ’89-90. In quell’anno Guglielmo è la bandiera del Foggia, ma durante la stagione capisce che la sua avventura in rossonero sta per esaurirsi. «Zeman preferisce lavorare con i giovani che hanno una mente più libera e sono predisposti a seguire alla lettera le sue indicazioni. Per un “anziano” è più complicato adeguarsi alla sua mentalità. C’è bisogno di più tempo per adattarsi ai suoi ritmi. È una reazione involontaria, chi ha tanti tornei alle spalle esegue determinati movimenti in modo naturale. Cambiarli dopo molti anni non è semplice».
In effetti, anche oggi il boemo farebbe volentieri a meno di tanti elementi esperti della rosa, tra i quali anche l’ormai ex capitano Ledian Memushaj, messo sul mercato da parecchie settimane. «Consiglio e lui e agli altri “anziani” di trovarsi una squadra perché di sicuro nel Pescara attuale non avranno spazio».
Nato nel 1958, Ferrante si mette in luce con la Lettese in vari tornei giovanili. È una squadra composta per intero da ragazzi di Lettomanoppello (tra i quali Peppe Donatelli che passò al Milan) e Guglielmo attira l’interesse del Francavilla. A 16 anni firma per il club giallorosso del patron Luciani. Un campionato con la Juniores, poi il salto con i grandi dalla Promozione fino alla serie C1 nel 1980. Arriva così la chance di giocare in B. Ferrante passa al Taranto dove milita Peppino Pavone, l’attuale direttore sportivo del Pescara. «Al debutto in B giocai 35 partite e alla fine del torneo andai all’Avellino». Gli irpini sono in A e in panchina c’è Luis Vinicio che lo fa esordire all’Olimpico contro la Roma di Falcao. In totale 13 presenze nella massima serie, ma poi si infortuna al ginocchio e torna a Taranto. Poi due anni alla Samb in B e nell’estate del 1984 firma per il Foggia dove resta per due stagioni. Nel 1986-87 va al Celano (serie D) dove conquista la promozione in C2 e a fine stagione torna al Foggia dove nel frattempo c’è Peppino Pavone come diesse. Resta in Puglia fino al ’90, poi Castel di Sangro, Ischia e Fermana a fine carriera.
Domenica Ferrante seguirà il match Pescara-Foggia. «È una gara aperta ad ogni risultato. Il Foggia ha l’entusiasmo delle neopromosse, ma il Pescara vorrà fare bella figura davanti al proprio pubblico. Per il Delfino sarà fondamentale iniziare il torneo con il piede giusto, poi sarà tutto più facile. Ho seguito qualche partita e ho notato che i meccanismi non sono ancora perfetti. Ad esempio, i centrocampisti fanno sempre un tocco in più che fa perdere i tempi giusti alla manovra. Ci vorrà un po’, ma Zeman riuscirà a correggerli. D’altronde, la presenza di Pavone è una garanzia. Lui conosce bene le caratteristiche che i calciatori devono avere per rendere efficace il gioco de boemo. E se li ha presi un motivo ci sarà».(g.t.)
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