Ferrari troppo fragile, addio al sogno Mondiale

9 Ottobre 2017

Una candela tradisce Vettel dopo il via, ora è a meno 59 da Hamilton. Arrivabene: «Stringiamo i denti»

SUZUKA (Giappone). «Box Sebastian, box. We retire the car». È l’amaro epitaffio sulla stagione della Ferrari recitato dal team radio nei primi giri del Gp del Giappone, vinto da Lewis Hamilton che è ormai a un passo dal titolo Mondiale. La Ferrari torna con le ossa rotte e il morale a pezzi dall’Asia, dove in tre gare ha pagato il prezzo più alto per errori e inattesi problemi di affidabilità. Dopo il disastro in partenza a Singapore e la doppia defaillance tecnica in Malesia, solo parzialmente tamponata dal quarto posto di Vettel, nella gara dell’ultima spiaggia di Suzuka il pilota tedesco ha alzato subito bandiera bianca, tradito da una candela. L’inglese della Mercedes a quattro gare dalla fine del campionato ha 59 punti di vantaggio e già ad Austin, nel prossimo Gp degli Usa tra due settimane, si potrebbe laureare campione per la quarta volta.
Uno scenario da incubo, che mai a Maranello avrebbero immaginato prima di impacchettare tutto da Monza con la fiducia di fare incetta di punti nel trittico asiatico. Se a Singapore le cose erano andate male per una gestione poco saggia della partenza da parte dei due piloti, impallinatisi a vicenda col contributo di Verstappen, a Sepang e Suzuka a tarpare le ali alle Rosse, molto prestazionali, sono stati problemi meccanici causati da “componenti minori”. «Sono cose che non hanno niente a che fare con la bontà del progetto», sottolinea Maurizio Arrivabene, ma intanto la Mercedes corre forte e non si rompe mai (o quasi) e in tre gare Hamilton è passato da +3 a +59 su Vettel e la Mercedes da +62 a +145 sulla Ferrari in classifica costruttori.
«Non serve un genio in matematica per capire che è dura», il commento di Vettel a fine gara, «sono state settimane stancanti, ora dobbiamo tornare a casa a riposarci. Abbiamo un pacchetto per far bene nelle ultime quattro gare. Non era la nostra giornata. Abbiamo avuto un piccolo problema che ne ha creato uno più grande. Mi ero accorto di avere scarsa potenza già nel giro di formazione. Abbiano cercato di resettare per stare lì, ma non si poteva fare nulla». Il pilota tedesco che sognava di riportare il Mondiale a Maranello, molto deluso, ha cercato consolazione in un abbraccio col team principal, Maurizio Arrivabene, che traduce il gesto in parole: «Questa è andata così, non molliamo». Il futuro però è fosco, se non altro perché il flop ne segue altri due e i problemi di affidabilità saranno inevitabilmente al centro di un processo sportivo. «La macchina, il progetto sono buoni, al di là dei componenti che ci hanno lasciato a piedi», evidenzia Arrivabene, «ma dobbiamo stringere i denti e andare avanti». Dopo Sepang, il numero 1 del Cavallino, Sergio Marchionne, aveva annunciato interventi sul team e i fornitori dopo i problemi in Malaysia e quanto accaduto oggi non farà che rendere più severi i giudici, data anche l’inevitabile ricaduta sull’immagine stessa della Ferrari. «Andremo ad Austin decisi a giocarsela, anche se i punti di distacco con la Mercedes sono molti», chiosa Arrivabene, guardando dal basso il trionfo di Lewis Hamilton sul podio: «Il Mondiale? A questo punto potevo solo sognare di avere un tale vantaggio ma per il titolo manca ancora tanto», commenta l’inglese, «la Ferrari è stata solida per tutto l’anno, ma il mio team ha fatto un lavoro fantastico, abbiamo un’affidabilità incredibile». Una stoccata dolorosa. E pensare che Marchionne a Monza sperava di «togliere il sorriso dalla faccia di questi qui, mi stanno girando le balle», chiude Arrivabene.