Festa azzurra a Castel di Sangro

Alle 17 la squadra di Gigi Di Biagio in campo con il Montenegro, in città arrivano le vecchie glorie del “Castello dei Miracoli”
CASTEL DI SANGRO. «Vorrei che i ragazzi mi facessero un bel regalo con una buona prestazione coronata magari anche da una vittoria». È l'augurio che il ct dell'Under 21, Luigi Di Biagio, si fa nel giorno del suo compleanno, il 43°, che caduto ieri, alla vigilia dell'importante test di oggi con il Montenegro allo stadio Patini di Castel di Sangro (ore 17). Avversario scelto non a caso in vista della gara contro la Serbia, il 5 settembre prossimo, valida per la qualificazione all'Europeo. «Ho voluto questa gara perché la squadra del Montenegro gioca in maniera molto simile alla Serbia, che incontreremo a settembre nella partita di qualificazione. Hanno la stessa cultura di appartenenza e, inevitabilmente, potremo avere quelle risposte di cui ho bisogno per proseguire il cammino con questi ragazzi», ha detto Di Biagio prima dell'ultima sgambata. «Ci sarà spazio anche per Domenico Berardi in una gara ufficiale, anche se è stato con noi già un paio di volte e si è comportato bene. Non erano amichevoli con squadre internazionali, ma quelle occasioni sono servite a trovare quel rapporto che non è mai mancato con noi, al di là di quello che si è detto e che si è scritto. Sta crescendo ed è pronto per giocare una partita internazionale sperando che faccia bene». Un anno fa Immobile, Verratti e Insigne guidavano l’ Under 21 nella semifinale in Israele, oggi partiranno per il Brasile con l'Italia di Cesare Prandelli. «È un premio al lavoro di questi ragazzi ma anche al lavoro delle nazionali e dei club che li hanno fatti crescere», ha sottolineato Di Biagio, «una cosa che quelli che ho oggi devono capire perché domani potranno essere loro a trovarsi nelle stesse condizioni». Quindi un'esortazione affinché la squadra continui nella sua crescita. «Dalla Slovacchia a oggi, in un anno il gruppo è cresciuto molto, perché ho sempre pensato che le squadre che abbiamo affrontato erano già pronte mentre noi eravamo molto indietro», precisa l'allenatore della Under 21.
Con un pizzico di orgoglio arriva un'altra rivelazione. «Lo scorso anno mi ero lamentato del fatto che i miei ragazzi non fossero pronti perché non giocavano nelle loro squadre. Ora posso essere soddisfatto perché i loro dirigenti dopo averli visti giocare in Nazionale, hanno capito che avevano in casa i calciatori giusti che cercavano». In ritiro con gli azzurrini anche Gabriele Gravina, capo delegazione dell’Under 21, principale artefice del miracolo Castel di Sangro. Un paese di 5 mila persone per due anni in Serie B a lottare con Torino e Sampdoria. Una favola calcistica che ancora oggi viene presa come esempio di mirabile gestione di una società calcistica.«La storia nessuno la può cambiare e quella squadra rimane una pagina incancellabile per la città e per l'Italia», afferma Gravina, «L'intelligenza e la lungimiranza di una comunità che ha saputo utilizzare il risultato storico di quell'impresa per individuare e avviare un meraviglioso progetto di turismo sportivo. L'errore è investire esclusivamente sul risultato, che bisogna invece coniugare con l'equilibrio economico-finanziario e puntare sullo sviluppo del territorio». Ieri c'è stata anche una rimpatriata con il mister e i giocatori della grande impresa degli anni ’90. L’allenatore Osvaldo Jaconi e i suoi ragazzi hanno preso parte al convegno organizzato dalla Fondazione Luciano Russi, dal titolo "Lilliput: quando lo sport è cultura. Luciano Russi, rettore e presidente”.
Claudio Lattanzio
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