Fiorillo: il Pescara è unito ecco il nostro segreto

«Pillon ci ha conquistati. Zeman? Poca sintonia, ma non c’è stata malafede»
PESCARA. Tra qualche mese diventerà il portiere con più presenze nella storia recente del Pescara. Lunedì a Padova Vincenzo Fiorillo festeggerà la gara numero 125 con la maglia biancazzurra, 14 in meno rispetto a Paolo Bordoni che ne ha giocate 139 tra il 1997 e il 2001. Il prossimo obiettivo sarà poi raggiungere l’indimenticato Gino Di Censo che disputò 220 partite con il Delfino negli anni Cinquanta e Sessanta. Fiorillo vuole essere una bandiera del club e per questo a fine giugno ha rifiutato la super offerta del Qarabag: un triennale da 1,5 milioni di euro. E nelle scorse settimane ha prolungato il contratto con il Delfino fino al 2022. Addolorato per la tragedia del ponte Morandi a Genova («Il mio pensiero è per i familiari delle vittime e per i miei concittadini che non sono ancora rientrati nelle loro case»), Vincenzo svela al Centro i suoi sogni.
Fiorillo, dopo 5 giornate il Pescara è secondo con 11 punti. Se l’aspettava?
«È presto per i bilanci, però partire bene è fondamentale, non solo per la classifica, ma soprattutto per l’entusiasmo che si crea dopo i risultati positivi. Diciamo che da un bel po’ di tempo non si respirava un’aria così buona da queste parti».
L’obiettivo resta la salvezza?
«Prima bisognerà conservare la categoria senza affanni, poi ci concentreremo su altri traguardi. Ho sempre detto che, dopo le tre retrocesse (Verona, Benevento e Crotone, ndr), ci sono tante squadre che si equivalgono e possono dare fastidio. Tra queste ci siamo anche noi e, dopo aver centrato la salvezza, saremo pronti per “fare la guerra” con tutti».
Si parla molto di gruppo unito. È questo il vostro segreto?
«Nel calcio non sempre vince chi ha uno spogliatoio coeso, però nella mia carriera ho capito che quando tutti remano verso la stessa direzione si lavora meglio, specie in una squadra come la nostra dove c’è un bel mix di giovani ed esperti».
Cosa è cambiato rispetto all’anno scorso?
«Ora siamo più uniti, ci sposiamo completamente a livello umano con l’allenatore. Pillon è arrivato in un momento difficile e ha saputo prenderci nel modo giusto. L’anno scorso, non tutti eravamo in sintonia con Zeman, ma non per malafede. Si tratta semplicemente di atteggiamenti che possono far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra. C’era poca unione tra squadra e tecnico, nonostante Zeman sia un grande professionista e noi avessimo un buon organico».
Il suo amico Benali le ha fatto un brutto scherzo martedì.
«Ha dimostrato di essere un giocatore forte. Aver preso un gol così da lui mi pesa un po’ meno e per fortuna alla fine abbiamo battuto il Crotone. Dopo la partita gli ho detto: “Quando eri qui non calciavi mai in porta, proprio ora te lo sei ricordato?”. Scherzi a parte, è un peccato non averlo più con noi. L’ho visto un po’ nostalgico, anche lui ha capito che Pescara non è niente male».
Perché ha rifiutato la mega-offerta del Qarabag?
«Il mio sogno è tornare in A con la maglia biancazzurra e magari centrare almeno una salvezza nella massima serie, anche se il divario tra le big e le piccole società è troppo marcato. Non so quando accadrà, però ci credo e vorrei essere protagonista».
Nel 2016, dopo la promozione in A, è arrivato Bizzarri che le ha tolto il posto.
«Un po’ di delusione c’è stata, ma non tocca a me dire se meritavo di giocare. È chiaro che dopo una finale play off persa e un campionato vinto speravo di essere il titolare. Mi è dispiaciuto non avere la fiducia di Oddo, però è giusto ricordare che nella stagione precedente Bizzarri aveva avuto un ottimo rendimento con il Chievo.
Nelle giovanili della Samp lei era considerato l’erede di Buffon. Ha qualche rimpianto?
«Con la Primavera ho vinto uno scudetto, poi ho debuttato in A giocando male un paio di partite. Avevo 18 anni e i giudizi sono stati troppo severi. Tutti i giovani portieri compiono qualche errore e bisogna dare loro la possibilità di sbagliare. In seguito, a Reggio Calabria, ho pagato un grave infortunio. Negli anni successivi ho un po’ mollato, devo essere sincero, le colpe sono state mie. Non facevo una vita da professionista, ma crescendo ho capito l’importanza di prepararsi al meglio tutti i giorni. A Livorno, grazie ad Attilio Perotti e a Davide Nicola, mi sono rilanciato. Da allora ho cambiato marcia».
Cosa farà in futuro?
«Vorrei mettere al servizio dei giovani portieri la mia esperienza, magari nel vivaio del Pescara. Ma ora è presto per parlare del futuro».
Prima di appendere i guanti al chiodo, Fiorillo vuole un’altra chance in serie A.
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