Fiorillo : «Voglio tornare in serie A con il Pescara»

Il portiere svela la trattativa: «Hanno cercato di accontentarmi in tutti i modi e l’offerta mi ha sorpreso, ma non è vero che la società voleva vendermi»
PESCARA. L’amore nasce poco più di tre anni fa allo stadio Dall’Ara di Bologna. Per l’esattezza il 9 giugno del 2015, uno dei giorni più tristi della storia recente del calcio pescarese. L’arbitro Fabbri di Ravenna fischia la fine del match: il risultato di 1-1 spinge i rossoblù di Delio Rossi in serie A e i biancazzurri di Massimo Oddo restano in B. «Per la prima volta ho pianto per una delusione calcistica. Da quel momento ho capito che il legame col Pescara era davvero speciale». Parole di Vincenzo Fiorillo che dopo il no al Qarabag è entrato ancora di più nei cuori dei tifosi pescaresi. In rete sono spuntati l’hastag #FiorilloCapitano ed elogi a raffica nei suoi confronti.
Vincenzo ha rifiutato un’offerta molto allettante (triennale da 1,5 milioni di euro complessivi) e la possibilità di giocare le coppe europee, dal momento che il Qarabag farà i preliminari di Champions (in caso di ko l’Europa League). La trattativa è iniziata qualche giorno fa e il club dell’Azerbaigian non si è arreso al primo rifiuto. I dirigenti azeri hanno ricontattato Simone Pepe, l’agente di Fiorillo, e alzato la posta: offerta economica maggiore e durata del contratto più lunga (da due a tre anni). Nulla da fare, Vincenzo non ha cambiato idea. E non lo ha fatto nemmeno quando i dirigenti del Qarabag hanno rilanciato di nuovo offrendogli un permesso per tornare a Pescara con voli pagati dal club. Fiorillo è stato irremovibile, perché, come ha spiegato su Instagram, «a Pescara c’è tutto quello di cui ho bisogno».
Fiorillo, come è nata la trattativa con il Qarabag?
«Mi hanno contattato qualche giorno fa e, ad esser sinceri, pensavo che non si trattasse di un interessamento reale. Mi sembrava una cosa infondata e sono stato preso alla sprovvista. Poi ho saputo che i dirigenti azeri stavano davvero cercando un portiere italiano. Avevano individuato due o tre profili, poi hanno deciso di puntare sul sottoscritto. La prova l’ho avuta quando è arrivata l’offerta ufficiale. Mi hanno anche invitato a visitare il posto e le strutture, ma non me la sono sentita di accettare».
Perché ha rifiutato?
«Perché credo che l’anno prossimo potremo riscattarci. Non potevo lasciare dopo due campionati così brutti. Poi, come ho già detto, tutto ciò di cui ho bisogno è già in questa città».
Cosa le hanno detto i dirigenti del Pescara e la sua compagna?
«La società non si aspettava l’offerta del Qarabag. Non voleva privarsi di me e questo mi ha fatto piacere. I dirigenti mi hanno detto: noi vogliamo tenerti, ma tocca a te decidere perché la proposta è davvero allettante. Alla fine hanno apprezzato la mia scelta. Anche Manuela mi ha detto: “la decisione spetta a te”».
Nel calcio comanda il Dio denaro. Non si sente una mosca bianca?
«È vero, erano tanti soldi, ma per me il denaro non è tutto. E poi non esageriamo, a questi livelli non facciamo fatica ad arrivare a fine mese come purtroppo accade a moltee persone. Ho 28 anni e per il futuro non escluderei una scelta dettata da motivi economici. Però ora voglio coronare il mio sogno di tornare in serie A con il Pescara e restarci per almeno due stagioni di fila».
Se Brugman andrà via è pronto a diventare il capitano?
«Un giorno mi piacerebbe esserlo. Ma rinuncerei alla fascia in cambio della permanenza di Gaston. Significherebbe avere ancora in squadra il centrocampista più forte della serie B».
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