Firma apocrifa, scattano le squalifiche

Sei mesi a Di Fiore e D’Alonzo dirigenti della Real Dem Montesilvano
MONTESILVANO. C’è una firma apocrifa alla base dell’ammenda di 1.500 euro alla Real Dem Montesilvano e alle squalifiche del presidente Alfredo Di Fiore e del dirigente Enea D’Alonzo per sei mesi. Che non si sono presentati al dibattimento del 18 giugno scorso in federazione, a Roma. Se l’ammenda è frutto di un patteggiamento richiesto dalla Real Dem (serie B di calcio a 5) e accettato dalla Disciplinare, le squalifiche hanno seguito il solito iter processuale al termine del quale il tribunale ha aumentato la sanzione a D’Alonzo rispetto alla richiesta della procura federale. Il deferimento del 9 marzo scorso a carico della società e dei tesserati era chiaro: «Per aver consentito l’apposizione di una firma falsa del calciatore Francesco Bartilotti (portiere classe 1996 che dopo l’esperienza di Montesilvano ha giocato prima al Maritime Augusta e poi al Lecco, ndr) in occasione della richiesta di tesseramento di quest’ultimo con la propria società, presumibilmente nella sede della stessa».
Nel deferimento si fa riferimento a quanto scritto dalla sezione tesseramenti della federazione. «La firma presente sul tesseramento di cui si vuole ricondurre l’autenticità in danno del calciatore», si legge, «non è stata dallo stesso apposta, per grafia ed andamento, laddove le differenti caratteristiche fanno emergere una sicura incompatibilità scrittoria, atta a consentire la formazione del dissenso». Ecco quindi che in sede di dibattimento è risultata decisiva la perizia calligrafica redatta dalla dottoressa Nelda Rossetti che «ha chiaramente evidenziato l’apocrifia della firma in questione».
Nella motivazione del procedimento viene spiegato un passaggio che inizialmente può sembrare strano. Il collegio presieduto da Giuseppe Rotondo, infatti, ha ritenuto di non dover differenziare la posizione di Enea D’Alonzo rispetto a quella di Alfredo Di Fiore, «non aderendo alla richiesta formulata in tal senso dalla procura federale motivata in ragione della carica presidenziale rivestita da quest’ultimo». Dagli atti, infatti, emerge «una significativa, rilevante partecipazione causale alla produzione dell’evento da parte di Enea D’Alonzo, il cui comportamento è da stigmatizzare anche sotto il profilo processuale stante la mancata presentazione all’udienza nonostante ne avesse fatto esplicita richiesta». (r.c.)
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