Fontecchio: che superstagione tra play off e Nba

Il pescarese della Virtus racconta un anno da protagonista: peccato per il ko agli Europei Under 20
PESCARA. Era il suo primo esame importante nel mondo del basket. Simone Fontecchio, pescarese di venti anni, lo ha superato a pieni voti, vivendo una stagione da protagonista. Titolare in serie A con la maglia della Virtus Bologna, una delle squadre più prestigiose della pallacanestro italiana (solo l'Olimpia Milano ha vinto di più), è stato eletto miglior under 22 della regular season davanti a Mussini e Della Valle di Reggio Emilia, ha disputato i play off, in azzurro ha giocato da capitano gli Europei Under 20 a Lignano Sabbiadoro, tra un acuto e una conferma ha scoperto pure l'America, volando a Boston per un provino con i Celtics. Un anno da favola per un ragazzo cresciuto a pane e basket assieme al fratello Luca, sotto gli occhi attenti di nonno e mamma, Vittorio e Malì Pomilio, icone della pallacanestro pescarese, e del papà Daniele, ex campione di atletica. Un predestinato, forse, ma con la testa giusta per affrontare sacrifici e ostacoli che lo accompagnano in una carriera appena iniziata.
Da qualche giorno ha staccato la spina, è in vacanza a Mykonos, in Grecia, parla volentieri della stagione da poco conclusa e di quella che verrà. Subito un piccolo rimpianto, gli Europei di Lignano.
«Il fatto di giocare in casa ci dava grandi stimoli, siamo partiti bene fino a sfiorare l'impresa con la Serbia che poi avrebbe vinto il titolo. Ce la siamo giocata con tutti, ma alla lunga anche la pressione ha avuto un peso sulla nostra prestazione. Certo, con la Lettonia abbiamo sbagliato tutto, una gara pessima».
Sacripanti non ti ha risparmiato qualche critica, almeno sul la personalità.
«Probabilmente ha visto giusto, so anch'io che devo crescere anche caratterialmente. Ma non parlerei di critica, il suo più che altro era uno stimolo per spingermi a far meglio. Stimo tantissimo il coach che tra l'altro mi conosce benissimo visto che con lui lavoro già da qualche tempo, i suoi consigli mi saranno preziosi».
Parliamo del campionato.
«Un'esperienza eccezionale. Eravamo partiti per non retrocedere, siamo arrivati ai play off, ho avuto tanto spazio e sicuramente questo mi ha aiutato a crescere. La scelta della società di puntare anche sui giovani ha pagato, il calore del pubblico ha fatto il resto. Seimila spettatori di media al palazzetto ti danno una carica notevole. Le mie partite più belle? Probabilmente gara 1 a Milano, dove però abbiamo perso di venti punti, ma soprattutto a Pistoia».
La grande sorpresa è stata il ko dell'Armani.
«E' vero, ma Sassari e Reggio Emilia hanno meritato di arrivare fino in fondo e Reggio in particolare ha dimostrato che puntare sugli italiani e sui giovani è una scelta azzeccata. A Bologna si sta seguendo questa strada, i frutti stanno arrivando».
Parliamo della Nba, un pianeta che hai cominciato a scoprire con quel provino a Boston.
«Un altro mondo, lì ti rendi conto di dove puoi arrivare. A Boston sono stati 3/4 giorni fantastici, alla scoperta di un basket che non conoscevo. Allenamenti tosti che hanno tra l'altro rafforzato quella che è già una mia convinzione: per riuscire devi lavorare tantissimo, guai a sentirti arrivato dopo le prime esperienze positive. La Nba resta un sogno, so che potrò arrivarci solo se continuerò a migliorare, dando il massimo giorno dopo giorno. E il mio presente resta Bologna, è qui che mi gioco il mio futuro».
Un futuro nel quale potrebbe ritrovare spazio anche tuo fratello.
«Luca è stato sfortunato, ma probabilmente ora il peggio per lui è passato. Se è riuscito a riprendersi è grazie alle sue qualità e alla sua tenacia. Ha fatto bene a Udine, quest'anno giocherà in B con il Cento, sarebbe stupendo se potessimo ritrovarci in serie A».
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