Fontecchio: per ora mi godo Bianca La gara più bella? Quella dopo il virus

18 Marzo 2020

PESCARA. «Nei discorsi in famiglia, lo sport è comunque sempre presente e, alla fine, resta sicuramente il basket a prevalere». Una famiglia particolare, quella di Simone Fontecchio. Papà Daniele...

PESCARA. «Nei discorsi in famiglia, lo sport è comunque sempre presente e, alla fine, resta sicuramente il basket a prevalere». Una famiglia particolare, quella di Simone Fontecchio. Papà Daniele sulle piste di atletica per tanti anni, più volte campione d’Italia nei 110 ostacoli e semifinalista alle Olimpiadi di Los Angeles, mentre la mamma Amalia Pomilio, per tutti Malì, è stata team manager della nazionale femminile di pallacanestro dopo aver indossato a lungo la maglia azzurra e vinto due scudetti e altrettanti titoli europei a Vicenza. C’è anche il cugino di Malì, Amedeo Pomilio, oro olimpico nella pallanuoto a Barcellona, ma, su tutte, emerge la figura del nonno, l’ingegner Vittorio Pomilio, giocatore della Stella Azzurra Roma e della Nazionale di basket sul finire degli anni Cinquanta. «Il nonno è il mio primo tifoso», continua sorridendo Simone, «e, dopo aver trasmesso la sua incredibile passione a mamma, ha seguito i primi passi sotto canestro miei e di mio fratello maggiore Luca».
Ed è stato proprio Luca ad approdare per primo alla Virtus Bologna, prologo di una buona carriera, spesa in massima parte in A2 con diverse esperienze nelle nazionali giovanili. «Seguendo l’esempio di Luca, dopo aver indossato la maglia dell’Amatori Pescara, sono entrato, a 14 anni, nel mondo Virtus al quale devo tantissimo. Ricordo gli insegnamenti di coach Giordano Consolini nelle giovanili delle V nere; poi l’esordio in A1 e le prime convocazioni in nazionale».
Dopo la retrocessione, per Simone, svincolato, arriva la chiamata dell’Olimpia Milano. «Uno di quei tram che nella vita passa una volta sola. Una grande società, una perfetta organizzazione e diversi obiettivi ambiziosi. Impossibile dire di no». Ancora esperienze e trofei, ma c'è anche tanta concorrenza e due anni fa, a stagione iniziata, il passaggio alla Vanoli Cremona con coach Sacchetti in panchina e Giampaolo Ricci compagno di squadra. «Pippo è davvero bravo. Un giocatore che migliora di anno in anno e mi fa piacere che oggi sia diventato punto fermo di una formazione che guida la classifica». Comunque un periodo positivo, prima di tornare a Milano, con l’apprezzamento dello stesso Sacchetti che, il mese scorso, lo ha riportato in Nazionale nelle gare di qualificazione agli Europei. La più bella partita di Simone Fontecchio? «Vado sullo scontato. La prossima. Magari proprio quando si ricomincerà a giocare. Ho 24 anni, sono diventato padre da circa tre mesi e la nascita di Bianca ha cambiato la mia vita. Vedo le cose in maniera diversa, mi sento più maturo e, al tempo stesso, mi approccio con maggiore leggerezza alla pallacanestro che prima era in cima ai miei pensieri. Fatto sta che mi sento bene e, in campo, tutto sembra girare nel modo giusto». Per la gioia della Grissin Bon Reggio Emilia con Fontecchio, arrivato in questa stagione, protagonista delle ultime gare attraverso micidiali bordate dalla lunga distanza a margine di prestazioni in cui ha fatto valere tutte le doti atletiche. «Sempre più importanti nello sport in genere e, forse in particolare, nel basket. In ogni caso, a Reggio sto vivendo una bella esperienza.
Diversi anni fa, coach Domenico Sorgentone, attuale tecnico dell’Esa Chieti, parlando di giovani talenti abruzzesi, considerò Fontecchio meritevole di avvicinarsi al pianeta Nba. «Lo ringrazio. In effetti, per me resta comunque indelebile il ricordo di un provino estivo sostenuto quattro anni fa con i Boston Celtic. Roba da brividi, così come conservo, in maniera ben distinta, le sensazioni provate all’esordio in Eurolega con l’Olimpia Milano e le sfide con giocatori come De Colo e Teodosic».
Campionato fermo, almeno fino al 3 aprile. Allenamenti sospesi, tutti a casa sperando di chiudere la stagione sul parquet. «Normale che lo sport non potesse rimanere fuori da questo difficile momento, altrettanto normale che non vediamo l’ora di tornare a giocare». In tempo utile anche per concedersi alle vacanze estive. E qui scatta il legame sempre forte con Pescara e con il mare di Francavilla. «Torno spesso e volentieri a casa. Lo scorso anno ho seguito le fasi finali del campionato di serie B che hanno visto la promozione dell’Amatori di Stefano Rajola provando amarezza per come sono andate poi le cose. E se l’Abruzzo, nel tempo, ha dato comunque parecchio alla pallacanestro resta il fatto che diversi ragazzi come me, lo stesso Ricci e Stefano Mancinelli, tanto per fare qualche esempio, sono dovuti andare fuori, in tempi più o meno recenti, per crescere ed emergere. E’ così. Purtroppo è così».
Giuseppe Rendine
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