Fontecchio-Ricci, l’Abruzzo del basket a Tokyo

Il pescarese e l’ala teatina pilastri dell’Italia alle Olimpiadi: «Questo è un sogno che si realizza»
CHIETI . C’è un buon spicchio d’Abruzzo nella Nazionale azzurra di basket che, superando la Serbia, si è assicurata la partecipazione alle prossime Olimpiadi di Tokyo. Un traguardo che non veniva raggiunto da 17 anni conquistato da uno splendido gruppo guidato da Meo Scacchetti e nel quale, appunto, hanno avuto un ruolo da protagonista il pescarese Simone Fontecchio e Giampaolo Ricci, teatino doc. Per i due atleti abruzzesi la classica ciliegina sulla torta a margine di una stagione davvero da incorniciare: prima il trionfo tricolore di Ricci, ala e capitano della Virtus Bologna, quindi, per Fontecchio, la vittoria nel campionato tedesco con la maglia dell’Alba Berlino. Momenti particolari per carriere magari diverse ma segnate da una comune passione di famiglia per lo sport. Ha volato per anni sulle piste di atletica Daniele Fontecchio, papà di Simone, mentre mamma Amalia Pomilio per tutti Malì, è stata team manager della nazionale femminile di pallacanestro dopo aver indossato a lungo la maglia azzurra e vinto scudetti e titoli europei. Gioca in A2 il fratello Luca ma, su tutti, c’è la figura del nonno, Vittorio Pomilio, giocatore della Stella Azzurra Roma e della nazionale italiana di basket sul finire degli anni Cinquanta. Una famiglia di sportivi anche quella di Ricci, con papà Francesco e mamma Marisa già buoni protagonisti sotto canestro e la sorella Maria Irene in forza al Trento nel massimo campionato di pallavolo. Il giorno dopo il trionfo di Belgrado, da Giampaolo e Simone arriva comunque, praticamente in coro, una dedica particolare: «È per coach Sacchetti, anima e cuore dei questa squadra. Abbiamo lavorato bene insieme credendoci sin dall’inizio e facendo leva soprattutto sulla grande unità del gruppo. Andare alle Olimpiadi è un sogno che si realizza». Per l’ala Fontecchio, cresciuto, dopo le prime esperienze a Pescara, nella Virtus Bologna per poi indossare le maglie dell’Olimpia Milano, di Cremona e Reggio Emilia, prestazioni di assoluto spessore in questo torneo preolimpico. «Avevo addosso la fiducia maturata nel campionato tedesco con tutta la voglia di tornare a giocare dopo il lockdown. Ho 25 anni, sono diventato padre, la famiglia mi ha seguito in Germania e per me questo è molto importante. Mi sento più sicuro, sto bene e, in campo, tutto sembra girare nel modo giusto».
Giampaolo Ricci, che dopo lo scudetto con Bologna è vicino all’Olimpia Milano, ci sono stati segnali importanti, calcolando che parliamo di un 29 enne la cui carriera è stata scandita da un continuo crescendo di rendimento e consapevolezza nei propri mezzi. Dalle prime retine mosse a Chieti alla Stella Azzurra Roma, poi Casalpusterlengo, Verona, Derthona, Cremona fino all’approdo alla Virtus Bologna. «Il non sentirsi mai arrivato fa parte del mio carattere», afferma Giampaolo. «Volevo giocare a basket, poco importava dove sarei arrivato. E se ho poi ottenuto dei risultati, questi sono frutto di tanta determinazione e di una costante applicazione». Oltre a valori morali davvero solidi. Intanto le meritate vacanze sono rinviate. Si vola a Tokyo. E si continua a sognare. In due, oltre quattro metri di abruzzesità sotto i cinque cerchi di una Olimpiade. Una bella storia.
Giuseppe Rendine

