Formicone da record sale sul tetto del mondo

Il campione di Notaresco medaglia d’oro ai mondiali di bocce in Argentina: dedicato alla mia famiglia
NOTARESCO . Va in archivio il mondiale argentino di bocce di San Miguel de Tucumàn, e per l’Italia è arrivato il risultato più atteso: il 48enne notareschino Gianluca Formicone ha vinto arricchendo il suo chilometrico palmarès con l’unico trofeo che gli mancava: quello di campione del Mondo individuale, categoria Raffa. Un risultato che premia la grande costanza di un giocatore capace di grandi risultati, ma che aveva dovuto sopportare ben due sconfitte nelle finali mondiali individuali nel 2005 a Detroit e nel 2010 a Roma quando arrivò solo terzo, dietro al cileno Galvez ed all'austriaco Natale che batté tutti.
Stavolta però, Formicone ha avuto la determinazione e la freddezza di un vero cannibale sportivo: lo dimostra il suo cammino in questo torneo. La gara d’esordio l’ha vinta d’autorità, battendo il padrone di casa Pretto per 9 a 3, poi un’altra rotonda vittoria contro il peruviano Palomino per 8 a 5, poi ancora contro il francese Corbihan, battuto 12 a 9. A quel punto Formicone ha giocato quella che è stata la partita psicologicamente più importante: quella contro Natale, proprio l’austriaco contro cui perse i mondiali del 2010: una gara di nervi, sicuramente la più sofferta, vinta al fotofinish per 10 a 9 al termine dei 45 minuti di gioco. Definitivamente sbloccatosi dopo questi risultati, Formicone dai quarti di finale in poi è stato un rullo compressore: ha battuto Dall'Olmo di San Marino con un clamoroso 12 a zero, volando poi in semifinale contro lo statunitense Botto per 12 a 4. In finale poi ha ritrovato il peruviano Oswaldo Palomino: 12 a 2 il risultato finale per l’alfiere azzurro, che a quel punto si è potuto sciogliere in un pianto liberatorio. L’emozione la racconta lui stesso subito dopo al telefono: «È stato bellissimo piangere di gioia dopo le amarezze del passato: ricevere l’abbraccio di tutti a fine partita e la stretta di mano del mio avversario è un ricordo che porterò sempre con me». Contro il peruviano è stata gara tirata soprattutto all’inizio: «La chiave del match è stata quando sul 2 a 2 sono riuscito a fare un gran punto che ha destabilizzato il mio avversario, che poi ha commesso tre errori di fila permettendomi di andare avanti 6 a 2. Da lì ho capito di avere il match in mano e che nessuno stavolta avrebbe potuto togliermelo».
La dedica per questa vittoria fa commuovere: «Alla mia famiglia e poi ai miei genitori, che purtroppo ho perso entrambi l’anno scorso: proprio con mio padre ho iniziato da giovane questa avventura». Non manca l’analisi critica del campione al suo torneo: «Ho avuto difficoltà ad adattarmi ai campi di gioco che abbiamo trovato perché non rispondevano come si doveva; devo dire di esser stato bravo a capire in fretta come interpretare il mio gioco, riuscendo a fare un percorso netto». Dove la gara più importante oltre alla finale, è stata quella contro l’austriaco, dove arrivava con il dente avvelenato: «Ci tenevo tanto, stavolta non poteva scapparmi», il commento di Formicone, che pensa solo ai festeggiamenti: «Non vedo l’ora di rientrare in Italia domani sera, per festeggiare con la famiglia e tutti gli amici questo titolo che dà un senso a tutta la mia carriera». Che però non finisce qui: «Adesso ho vinto tutto, ma penso di avere ancora una decina d’anni buoni davanti a me. Mi godo questa vittoria, e per quanto riguarda gli obiettivi futuri ripassate tutti tra una decina di giorni, il tempo smaltire i festeggiamenti».
Marco Rapone
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