Foto sbagliata, Nassi vince la causa con la Gazzetta

L’immagine dell’ex punta del Lanciano anziché quella di Carobbio nell’ambito del calcioscommesse
MILANO. Uno scambio di persona in una fotografia in prima pagina a corredo di una notizia sul calcioscommesse e una rettifica relegata il giorno dopo a pagina 15 sono alle base della causa civile vinta dall’ex calciatore del Lanciano e del Giulianova, Maurizio Nassi, contro il quotidiano La Gazzetta dello Sport. La sentenza è stata pubblicata dalla Corte di Appello di Milano lunedì scorso e condanna La Gazzetta dello Sport al pagamento di 11.000 euro all’ex attaccante siciliano per diffamazione a mezzo stampa. La vicenda risale al 2 giugno del 2012 quando sulla prima pagina del quotidiano compare la foto di Maurizio Nassi accanto alla didascalia relativa a “Filippo Carobbio il grande accusatore” e al titolo “Patteggiamenti morbidi il gelo della Federcalcio”. Filippo Carobbio è uno dei protagonisti dell’ultimo scandalo del calcio italiano che ha confessato di aver truccato e venduto delle partite; Maurizio Nassi è sì coinvolto nella vicenda, ma in maniera marginale, tant’è che la prima accusa di illecito sportivo viene poi ridimensionata in omessa denuncia e la squalifica passa da tre anni e quindici mesi. Sta di fatto che nella foto c’è un chiaro scambio di persona e Nassi chiede la rettifica. Che il giorno dopo il giornale concede (“L’errore; uno scambio di persona ieri sul nostro giornale: Nassi al posto di Carobbio”), ma non in prima pagina, ma nella quindicesima quella in cui si parla dell’argomento calcioscommesse. Per l’ex attaccante del Lanciano non basta. E così, assistito dall’avvocato Luigi Toppeta di Lanciano, intenta una causa civile contro La Gazzetta dello Sport per diffamazione a mezzo stampa, denunciando il fatto che per via di quella immagine in prima pagina ha subito danni alla sua onorabilità e alla professione di calciatore. Racconta anche che la sera della pubblicazione della foto in prima pagina è costretto a lasciare un ristorante, con la famiglia, ad Alessandria al grido “venduto” e “ladro” da parte degli avventori del locale. I legali del quotidiano spiegano che lo scambio di persona non è imputabile ai propri giornalisti dal momento che hanno attinto a una foto dell’Ansa (agenzia nazionale stampa associata) con la didascalia sbagliata. In primo grado il ricorso viene respinto, in appello accolto. La seconda sezione civile della Corte di Appello di Milano, presieduta dal dottor Walter Saresella, nelle motivazioni spiega che comunque la redazione avrebbe dovuto accertarsi che l’immagine di Carobbio fosse quella giusta. «Il fatto che la fotografia fosse stata fornita dalla prima agenzia di stampa nazionale, Ansa, non esonera dalla responsabilità l’autore dell’articolo», si legge nella sentenza.
Non solo: la rettifica in 15ª pagina è equiparabile alla mancata rettifica.
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