Francia-Croazia, la rivincita
Al via tra scetticismo e problemi, ora trascinate da due Paesi in estasi
Una finale impensabile, Francia-Croazia. Prima del via di Russia 2018 in Francia si argomentava su Zidane, fresco del divorzio dal Real Madrid, in predicato di diventare commissario tecnico al posto di Deschamps che aveva lasciato a casa gente del calibro di Benzema, Payet e Lacazette. La Croazia, invece, aveva guadagnato la qualificazione ai play off, proprio grazie all’avvento in panchina di Zlatko Dalic nell’ottobre scorso al posto di Cacic. Ed era al 20° posto nel ranking Fifa. Ebbene, nel Mondiale delle sorprese la finale è un remake di una sfida giocata per la prima volta nella semifinale di Francia 1998, vinta dai transalpini grazie a una doppietta di Thuram.
In quell’occasione entrambe le nazionali hanno fatto registrare il miglior risultato nella storia: la Francia campione del mondo, con Deschamps in campo, e la Croazia di Boban e Suker terza. Nel frattempo, ci sono stati altri quattro confronti, quello agli Europei del 2004 (2-2) e tre amichevoli, nel 1999, 2000 e 2011 con due vittorie francesi e un pareggio. Mai un successo biancorosso. La Francia sogna dopo la delusione della sconfitta nella finale, contro il Portogallo di Ronaldo, degli Europei 2016 giocati in casa. Ancora di più il Paese della ex Jugoslavia riconosciuto dalla Fifa nel 1991. Da Zagabria a Spalato la gente non sta nella pelle dopo il successo di mercoledì. I biancorossi hanno dato spettacolo nel girone, chiuso a punteggio pieno; poi, hanno mostrato muscoli e resistenza fisica contro Danimarca, Russia (eliminate ai rigori) e Inghilterra (ai supplementari); i Blues, invece, sono partiti senza squilli di tromba, accelerando nella fase a eliminazione diretta nella quale hanno mandato a casa Argentina, Uruguay e Belgio. Giovane e tosta la Francia con Kantè re del centrocampo - insieme a un Pogba rivitalizzato dopo le incomprensioni con Mourinho - e la rivelazione Mbappè e Griezmann a fare la differenza in attacco dove c’è Giroud ancora fermo a zero gol, ma imprescindibile per Deschamps, il ct che ha la possibilità di eguagliare il primato del brasiliano Zagallo e del tedesco Beckembauer, gli unici ad aver vinto il Mondiale in campo e in panchina.
La Croazia ha grandi qualità e un asse di centrocampo Modric-Rakitic invidiato da tutti. In più Mandzukic in attacco, uno che si nota quando non c’è. Il tallone d’Achille è sempre stata l’incostanza; questa volta il gruppo ha retto, forse perché responsabilizzato dal fatto che Dalic durante la fase a gironi ha mandato a casa il milanista Nikola Kalinic. Un gesto forte dopo che l’attaccante si era rifiutato di entrare a partita in corsa adducendo problemi alla schiena. Poco più di quattro milioni di abitanti e un campionato che si ciba della grande rivalità tra Dinamo Zagabria e Hajduk Spalato. Scandali uno dietro l’altro che si riflettono sul rendimento della nazionale, il cui spogliatoio risente di rivalità e polemiche. In questa occasione, invece, l’unione ha fatto la forza, determinante nel cammino di una squadra che è diventata l’orgoglio del Paese. E che è già entrata nella storia. Probabilmente, godrà anche del tifo degli italiani per via della presenza in rosa degli juventini Mandzukic e Pjaca, degli interisti Brozovic e Perisic, di Badelj (ex Fiorentina) e Strinic (ex Samp, ora del Milan). Nella Francia un solo giocatore in serie A: il bianconero Blaise Matuidi. La curiosità risiede nel rapporto tra Mandzukic e Allegri («tifo Croazia», disse alla vigilia dei Mondiali, «ma sono un po’ pazzi»): il tecnico della Juventus ha rivelato di essere il portafortuna del centravanti croato visto che si sentono prima di ogni partita. Appuntamento domenica: alle ore 17 allo stadio Luzhniki.
Una telefonata può valere un Mondiale...
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

