Francia, la febbre non dà tregua: anche Varane e Konaté sono ko

Salgono a cinque i casi di influenza nel ritiro in Qatar, ma per la Federazione transalpina non è Covid L’Argentina scalpita, Messi punta la Coppa. Oggi alle 16 Croazia e Marocco si giocano il terzo posto
DOHA. Varane, Coman, Konaté, Hernandez e Tchouaméni: è salato il conto che i Bleus stanno pagando a quello che nel gruppo viene definito da alcuni giorni «il virus di Doha». I primi tre accusano sintomi influenzali, gli stessi che hanno tenuto lontano dalla semifinale Rabiot e Upamecano. Come i compagni, sono rimasti nella loro stanza in hotel, a riposo. Il terzino del Milan e il centrocampista del Real Madrid sono rimasti fermi per i postumi di colpi rimediati nella semifinale contro il Marocco.
Si scrutano i volti dello staff e dei giocatori nel ritiro francese a due giorni dalla storica finale contro l'Argentina che vede entrambe le squadre inseguire il sogno della terza stella. La natura del virus è «misteriosa», questa la parola che ricorre di più quando si parla della febbre e della sindrome da raffreddamento che coglie i giocatori. «Aria condizionata», gli indici di tutti, specie quelli della Federcalcio francese, sono puntati contro i sistemi di climatizzazione dispiegati ovunque, stadi compresi, a Doha. Ieri si era diffusa la voce di un test Covid negativo. Anche la Federcalcio ha fatto sapere che i casi di febbre non sono legati al Covid. «A Doha quest'influenza gira moltissimo, ce l'hanno tutti - riferisce uno degli inviati della tv nel ritiro dei Bleus - anche alcuni dei nostri giornalisti sono stati colpiti». RaphaÙl Varane e Ibrahima Konaté, la cerniera centrale della difesa mercoledì scorso in semifinale, sono a letto e sotto controllo medico. Hanno di fatto preso il posto di Rabiot e Upamecano, tornati ad allenarsi con i compagni dopo 5 giorni. Resta assente Coman, anche lui influenzato. Quanto a Theo Hernandez, il terzino milanista ha riportato una contusione al ginocchio contro il Marocco, mentre il centrocampista del Real Aurélien Tchouaméni lamenta una botta all'anca. Per entrambi, soltanto lavoro in palestra.
Lo staff medico dei Bleus è sotto pressione, sono queste le ore decisive in vista della finale di domani per chi sta smaltendo il virus ma soprattutto per chi non deve assolutamente contagiarsi. I contagiati restano isolati, per loro c'è solo il permesso di uscire sul terrazzino della stanza e salutare o scherzare con i compagni quando entrano o escono dall'hotel o vanno in piscina. In casa Argentina, Messi scalpita per mettere le mani sulla Coppa, ma il motivo di riflessione è legato alle condizioni di Angel Di María, che a quanto pare avrebbe recuperato al 100% il problema muscolare e sarebbe quindi pronto per la grande finale. L'utilizzo delle juventino darebbe un'impronta più offensiva ad una Argentina che ha in Julian Alvarez altro punto di forza, al di là della doppietta segnata alla Croazia.
La finalina. Croazia e Marocco avrebbero preferito giocare per la Coppa del mondo, invece si ritroveranno a duellare per aggiudicarsi la finale dei perdenti, che mette in palio il 3° posto ai Mondiali qatarini. I croati avevano respirato l'aria della finale che conta appena quattro anni fa, in Russia, per i marocchini giocarsi il trofeo più ambito del mondo avrebbe avuto dell'incredibile. Lo è comunque la cosiddetta finalina per il bronzo, che rappresenta il miglior traguardo per una Nazionale africana.
Appuntamento oggi, alle 16 (diretta tv Rai1), nel Khalifa International Stadium, dove il Marocco scenderà in campo senza il proprio capitano e difensore centrale Romain Saïss, infortunato alla coscia. «I miei giocatori sono pronti e proveranno a giocarsela fino alla fine», ha detto il ct Walid Regragui. Sulla sponda croata, Zlatko Dalic, ha preparato la partita come se fosse la finale: «Ho il massimo rispetto per il Marocco, che è una delle sorprese più grandi, e loro la pensano come noi, quindi giocheranno con la migliore squadra possibile in questo momento, proprio come noi».
Angelo Caradonna

