Gaia, l’orgoglio d’Abruzzo «Ora voglio altri successi»

13 Dicembre 2022

La teramana Sabbatini campionessa continentale nella staffetta mista di cross «Durante le feste di Natale mi allenerò in città in vista degli Europei di marzo»

PESCARA. Gaia Sabbatini si gode la medaglia d’oro vinta agli Europei di cross di Torino nella specialità della staffetta mista 4x1,5 km. Impresa compiuta insieme a Pietro Riva, Federica Del Buono, con la quale si allena quotidianamente nel centro sportivo delle Fiamme Gialle di Castelporziano, e Yassin Bouih. E’ la prima vittoria internazionale nel contesto assoluto per la teramana delle Fiamme Azzurre, che già vantava un titolo europeo, ma a livello under 23 conseguito sui 1500 nel 2021. Dato curioso, questo successo arriva in una disciplina a lei non proprio congeniale: il cross, in Italia comunemente chiamato corsa campestre, quella che molti hanno sperimentato agli esordi nei Giochi della Gioventù con la scuola. E che Gaia Sabbatini non amava molto da ragazzina, dove pure eccelleva, ma con meno gratificazioni rispetto alla pista. «Mi è sempre piaciuta di più la pista», fa sapere la 23enne teramana cresciuta nell’Atletica Gran Sasso, più di 306mila followers su Instagram. «I cross non sono mai stati il mio forte. A livello internazionale avrei potuto esordire nel cross già nel 2017, agli Europei in Slovacchia, sempre con la staffetta. Pur essendo stata selezionata, non potei essere impiegata in nazionale perché ero ancora under 20».
Nell’intervista a caldo ha dichiarato di avere avuto sotto controllo la sua frazione di gara. Ma ha temuto di non farcela quando la spagnola Tarraga ha provato a staccarla?
«Ho avuto qualche esitazione nelle discese, dove temevo di cadere. La spagnola, invece, andava forte in questi tratti e, a un certo punto, ho temuto di non poterla più riprendere. Nel tratto finale, che era pianeggiante, vedevo però che lei arrancava. Ne ho approfittato, facendo valere le mie caratteristiche nelle volate su pista».
La sua presenza agli Europei era stata programmata con la federazione?
«A inizio stagione, quando si pianifica con il settore tecnico federale, avevo dato la mia disponibilità. Ma non ho disputato le gare di selezione autunnali (mese di novembre ndc), perché ero in preparazione in Kenya. Ho preso parte solo al raduno pre-europei, nel quale ho dimostrato di essere nelle condizioni giuste per essere impiegata».
A proposito di Kenya, rientra in una programmazione a lungo termine, o aveva a che fare anche con l’impegno degli Europei?
«No, è stata una scelta a lungo termine, che prevede tre periodi di preparazione in altura, che affronterò in questa preparazione invernale. Ho trascorso tre settimane in Kenya, insieme alle mie compagne di allenamento Federica Del Buono e Martina Tozzi, dove ci siamo misurate con atleti e atlete locali di vertice».
Che esperienza è stata allenarsi in un ambiente del tutto nuovo?
«Utile e preziosa sotto tutti i punti di vista. Gli atleti keniani in allenamento ascoltano molto le sensazioni, non tanto il cronometro, e le assecondano nei ritmi di lavoro. Inoltre, danno importanza alle ore di riposo, che sanno come utilizzare al meglio per recuperare le forze. Dal punto di vista umano sono rimasta colpita dalle condizioni di povertà nelle quali vivono i bambini, ma hanno sempre il sorriso sul volto».
Il 2022 è stato altalenante. Dopo un ottimo inizio, la stagione estiva non è stata come si attendeva a Mondiali ed Europei. «Sono stata condizionata da una preparazione invernale incompleta a causa di una peritendinite, alla quale si è aggiunto a dicembre anche un problema di salute. Situazioni che non mi hanno permesso di allenarmi con continuità. Inoltre, a giugno ho subito un altro infortunio a un bicipite femorale».
Come procederà la preparazione dopo gli Europei di cross? «Nessuna vacanza natalizia. Sotto le feste continuerò ad allenarmi a Teramo, perché prevedo un passaggio indoor, compresi gli Europei (2-5 marzo a Istanbul ndc) in cui farò i 1.500 metri. Sono felice, perché stiamo intensificando gli allenamenti di corsa, tecnica e anche di forza. Ho ancora tanta fame».
Roberto Ragonese
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