Galeone: se il Pescara non fa i play off è un delitto

«Buoni calciatori ma la squadra gioca male. Sabato pronostico impossibile»
PESCARA. Due promozioni in A con il Pescara, una con il Perugia. Giovanni Galeone ha legato le sue fortune da tecnico a queste due squadre, anche se il biancazzurro è il colore che più gli è entrato nel cuore. In fondo, Pescara resta la sua città adottiva, quella che lui ha fatto innamorare grazie al calcio champagne.
Galeone, sabato c’è Perugia-Pescara. Un tuffo nel passato anche per lei?
«Sì, sono due posti dove ho raccolto tante soddisfazioni. Mi hanno invitato a vederla, ma non so ancora se potrò esserci».
Chi vincerà?
«Impossibile fare un pronostico. Il Pescara è una squadra strana. Ho seguito le partite contro Brescia e Lanciano. Nella prima ha subito per un tempo e mezzo e avrebbe meritato di perdere. Invece, poi in 15 minuti ha schiacciato gli avversari segnando tre gol. Contro il Lanciano è arrivato un pareggio immeritato a pochi secondi dalla fine. Al contrario, il Perugia ha un gioco più propositivo, ma ha collezionato tanti pareggi, anche se a Trapani ha disputato un match pazzesco: capita raramente di vedere una squadra di B che crea più di dieci palle-gol in trasferta».
Come si spiega l’andamento dei biancazzurri?
«Forse si tratta di un problema mentale. Per me i calciatori non hanno ancora capito se sono forti o scarsi. Altrimenti non è concepibile vedere 10 minuti spettacolari alternati a momenti di buio totale. A volte il Pescara sparisce dal campo, eppure ha tanti bravi giocatori».
Chi le piace più di tutti?
«C’è ne sono molti. Melchiorri, Maniero, Memushaj, Politano e lo stesso Brugman che avevo notato l’anno scorso e ora è pronto per tornare in campo. Se hai 5-6 elementi di quello spessore devi esprimerti bene per forza, invece la squadra gioca male».
Sta accusando Marco Baroni?
«No, ripeto, questa squadra è troppo discontinua. Non so se tutto questo dipenda dal lavoro di Baroni. Non lo conosco bene, ma è pur vero che il Lanciano della scorsa stagione non mi aveva entusiasmato. Era ordinato, aggressivo, sfruttava benissimo le palle inattive e nulla più».
Un giudizio sul suo allievo Andrea Camplone?
«Alt, un momento, lui dice di ispirarsi a Zeman. Però Andrea resta un tecnico capace di dare un’identità offensiva alle sua squadra. Gli auguro di andare in A, ma sappia che l’anno prossimo… non ritroverà il suo maestro».
Sabato Camplone sfiderà il Pescara da allenatore del Perugia. Lei lo ha già fatto. Cosa ha provato?
«Beh, non è stata una partita come le altre. Sarà lo stesso per Andrea che ha fatto la storia del Pescara, però sarà più emozionato quando si giocherà all’Adriatico».
In B comanda il Carpi. È sorpreso?
«Sta facendo un torneo incredibile. L’anno scorso è salito il Sassuolo e non è escluso che possa riuscirci anche la squadra di Castori. Le gerarchie sono sconvolte: il Bologna non decolla, il Catania è in difficoltà, però se il Pescara non dovesse centrare i play off sarebbe un delitto. Occhio allo Spezia, mi sembra che abbia una certa consistenza».
Un commento sulla qualità del gioco in generale.
«In serie B si pratica un calcio molto prudente e lo stesso accade in A. In Italia non c’è più poesia in questo sport, tutti giocano alla stessa maniera. L’anno scorso la Roma di Garcia faceva divertire, mentre quest’anno mi sembra appiattita. Forse ha perso un po’ di sicurezze».
E la Juventus del suo allievo Max Allegri?
«È un bel vedere, però deve essere più cinica. Bisogna chiudere le partite e non pensare di poterlo fare nel secondo tempo. Nei primi 45 minuti contro la Sampdoria avrebbe dovuto segnare almeno tre gol. Comunque, la Juve resta favorita per lo scudetto».
E in Champions League? «Ha avuto fortuna a pescare il Borussia Dortmund. Le è andata bene: non potrà fallire l’ingresso tra le prime otto d’Europa».
Chiudiamo con la nazionale di Antonio Conte.
«Le sue idee non si sono ancora viste, ma la squadra è scarsa. Non c’è qualità e i difensori centrali italiani sono un disastro, eccetto Rugani e Ranocchia. Erano molto più forti Righetti e Dicara rispetto a quelli di adesso».
Però a centrocampo un giovane talento c’è: Marco Verratti.
«Sì, ma deve capire che non può giocare con il sedere per terra. Avete mai visto Modric o Rakitic fare le scivolate come Verratti? Deve imparare la fase difensiva, mi sembra strano che Ancelotti non gliel’abbia insegnata. Un calciatore così bravo non dovrebbe nemmeno sporcarsi i pantaloncini».
Giovanni Tontodonati
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