Gasbarri, uno studente americano per sport

Il mezzofondista di Chieti: «Solo negli Usa posso coniugare l’università con l’attività agonistica»
PESCARA. L’occasione, è stata l’incontro con gli studenti dell’istituto superiore Moretti di Roseto degli Abruzzi, nel quale Federico Gasbarri, promessa del mezzofondo italiano, ha raccontato la sua esperienza negli Stati Uniti, come studente e atleta della Lamar University, in Texas, dove beneficia di una borsa studio della durata di quattro anni. Un’iniziativa, quella del convegno intitolato “Atletica, modello di integrazione e prospettive”, organizzato dal Comitato abruzzese Fidal, in collaborazione con la società Atletica Vomano.
Di ritorno dagli Usa, per trascorrere le vacanze natalizie, il ventenne mezzofondista di Chieti, tesserato con l’Atletica Vomano, ha esposto agli studenti rosetani il sistema educativo e formativo di una delle migliori università americane e di come rientri, in questo iter, anche l’attività sportiva agonistica, che ricopre un aspetto rilevante nella crescita dello studente. Da ricordare che Gasbarri, nel 2013, è stato finalista nella gara dei 1500 (10° classificato) ai Campionati Europei under 20 di atletica leggera, svoltisi a Rieti, e nel suo curriculum figurano due titoli italiani giovanili: uno Cadetti di corsa campestre, nel 2009, e uno Allievi, indoor, nel 2011 sui 1000 metri. Dunque, un talento dell’atletica italiana costretto, però, a emigrare negli Usa per poter continuare la carriera sportiva insieme al percorso universitario (studia ingegneria meccanica).
Impegni, purtroppo, spesso impossibili da conciliare in Italia, per una serie di motivi legati principalmente a un atteggiamento culturale di indifferenza, se non di ostilità, da parte delle istituzioni scolastiche e universitarie verso l’attività sportiva agonistica. Grazie alla proposta di un coach americano, Darren Gauson, Gasbarri è riuscito a ottenere la borsa di studio che gli ha permesso di continuare a coltivare lo sport che ha sempre svolto ad alti livelli, sin da ragazzino. Ma quello che per gli studenti italiani sembra impossibile e che, sovente, porta all’abbandono dello sport agonistico quando si passa all’università, come viene trasformato in percorso formativo nel sistema universitario americano? «Negli Usa», racconta Gasbarri, «lo sport è un mezzo per portare lustro all’università. Le squadre sportive universitarie sono come le squadre del cuore nel calcio. Quando uno studente ne esce, ne rimane per sempre tifoso. Per questa ragione, le università americane rendono facile il modo di coniugare lo studio con lo sport. Noi abbiamo un advisor, un professore, che ci indica quali materie e in quali semestri frequentarle, in base ai nostri orari di allenamento. In Texas, dove fa molto caldo, siamo costretti ad allenarci nella mattina presto, dalle cinque alle sette, oppure la sera, dalle sei alle otto». Se non avesse ricevuto l’offerta dalla Lamar University, avrebbe lasciato l’atletica? «Penso proprio di sì, perché lo studio (frequentava l’università di Ancona, ndr) mi rendeva tutto molto difficile. Inoltre, non mi sentivo tutelato dalla Federazione che, nonostante fossi entrato in finale ai Campionati Europei under 20, non mi ha più chiamato per un raduno o coinvolto in un qualche progetto tecnico».
Come procede l’esperienza americana, dal punto di vista sportivo, e quali ambizioni per il 2015? «Ho disputato molte corse campestri, in questo periodo, che mi hanno consentito di migliorarmi sotto il profilo aerobico. La mia speranza, nella prossima stagione, è di scendere abbondantemente sotto i miei primati personali sui 1500 e sugli 800 (3’48”00, 1’53”07, ndr) e, magari, di far ricredere la Federazione sulle mie possibilità».
Roberto Ragonese

