Gattuso: Milan attento, perché l’Inter non è morta

17 Marzo 2019

Spalletti: «Bisogna essere all’altezza, anche se non è una sfida decisiva»

MILAN. Mauro Icardi fu decisivo all’andata, quando il derby della Madonnina finì 1-0 con zampata decisiva dell’argentino, ora in guerra aperta con l’Inter. Donnarumma non fu irreprensibile, era un momento in cui il Milan non riusciva a decollare. Era il 21 ottobre e in quella fase della stagione l’Inter si sentiva ancora l’anti-Juve. La squadra di Gattuso fu criticata, mentre adesso i rossoneri sono terzi in classifica con un punto di vantaggio sui cugini nerazzurri e hanno trovato in Piatek un formidabile terminale offensivo e una granitica solidità difensiva.
Stasera (ore 20,30) il ritorno a San Siro, con il derby che resta per definizione impronosticabile e Gennaro Gattuso vuole quindi evitare la «fregatura», lanciando un messaggio univoco a quelli che, dopo 5 vittorie consecutive e il sorpasso al terzo posto. Rispetto alla gara d’andata, gli umori sono molto diversi. Lo testimonia il tutto esaurito a San Siro e l’incasso per il match costituirà la cifra più alta mai raccolta per una partita di Serie A: inclusi i servizi di hospitality, si arriverà a 5.7 milioni di euro totali. San Siro saràil fulcro del calcio mondiale: il derby sarà infatti trasmesso in 200 paesi di tutto il mondo. Esaurita anche la tribuna stampa, con oltre 600 persone accreditate. Tornando al campo, Gattuso non si fida dei cugini feriti, a caccia di riscossa dopo l'eliminazione dall'Europa League: «Nel derby non c'è mai un favorito, è una partita a sé. Da qualche giorno sento dire che l'Inter è morta, che il Milan è favorito, ma nel derby non ci sono favoriti. Prepariamo questa partita con umiltà, la squadra che affrontiamo è forte e la fregatura sta dietro l'angolo, non cadiamo nel tranello che sarà tutto facile. Noi siamo passati dalla crisi prima dell'Inter: abbiamo fatto una figuraccia in Europa League, rischiato di perdere col Dudelange. Il nostro pubblico deve essere il 12° uomo in campo, ma bisogna rispettare l'Inter: possiamo farle male, ma loro ci possono fare altrettanto male». Gattuso prova a dribblar una risposta su Icardi, il grande assente, ma - incalzato - finisce per dare la propria opinione sul tumultuoso caso dell'argentino, confermando la filosofia del noi davanti all'io: «Anche il giocatore più forte al mondo, deve avere rispetto per gli altri: quando qualcuno manca del rispetto dovuto io divento il più cattivo al mondo. A me piace parlare in faccia, è meglio mandarsi a qual paese, non parlarsi per due giorni e poi mettere il rancore da parte. Piatek può fare la differenza nel derby? Deve farla il collettivo, sono pochi i giocatori a vincere le partite da soli, ma lui sa cosa deve fare».
Sulla sponda nerazzurra è una partita da non perdere, anche se non ancora decisiva. Una gara in cui i nerazzurri devono rialzare la testa e tornare a macinare punti. «Entrare tra le prime quattro è fondamentale», spiega Luciano Spalletti alla vigilia. L'eliminazione in Europa League è alle spalle, ora nella testa c'è solo il derby. «La squadra deve riacquistare le capacità di giocare e lottare», indica la via l'allenatore toscano. Anche perché perdere con il Milan potrebbe creare difficoltà al di là della classifica. «Il derby annulla qualsiasi pronostico, ma perderlo può creare problemi e lasciare scorie perché vale moltissimo a livello emozionale. Per questo proveremo a vincere», le parole di Spalletti. «Ci sono ancora tante partite, c'è margine per non renderla decisiva. Il Milan è forte e gioca bene, sta facendo meglio di noi ma siamo dietro di un punto, non vedo differenze. Il danno sarebbe non credere di essere all'altezza, ma non è il nostro caso». Il caso Icardi resta sullo sfondo di una vigilia in cui l'ex capitano per qualche istante fa pensare alla riappacificazione, dopo aver postato una sua foto esultante in maglia nerazzurra. Non è così, l'argentino resta ancora fuori dai convocati e Spalletti. In attacco il peso sarà sulle spalle di Lautaro Martinez (affiancato da Politano e Perisic), nella sfida tra centravanti emergenti con il rossonero Piatek.
Angelo Caradonna