Gavazzi: franchigie, così non va

19 Marzo 2017

Roma o Milano al posto delle Zebre, ipotesi principale

Manca un’ora all’inizio, Murrayfield è ancora vuoto, sulla rampa che porta ai saloni del banchetto ufficiale c’è il presidente Fir, Alfredo Gavazzi. Guarda verso le tribune vuote: «È dura – dice – abbiamo iniziato una strada, ma è dura. E sono molto dispiaciuto per l’Under 20. Anche contro la Scozia abbiamo dominato e poi abbiamo perso (38-17 il finale). C’è qualcosa che non va se sei una buona squadra, se potresti batterle tutte, meno l’Inghilterra che è di un altro pianeta».

L’Under 20, il futuro della nazionale, talenti che però – sembra spiegare il presidente – non si ha la capacità di gestire. «Io non sono d’accordo, l’ho anche detto, sulla scelta di Riccioni di firmare con la Benetton. Compie 20 anni a dicembre, secondo me è giovane, un talento che rischiamo di rovinare. Doveva fare il permit player per una stagione, giocare 6-7 partite in Pro 12 e poi l’anno prossimo andare in una franchigia, e non lo dico perché è del Calvisano. Non abbiamo tanti talenti al suo livello, non possiamo rischiare di bruciarlo». Il presidente sogna una seconda accademia Under20. «Così una potrebbe giocare in Eccellenza e non rinunciare, quando vince il campionato di A a fare le finali».

E qui si apre il capitolo franchigie. «Sono andato a Parma ogni lunedì per un anno, mi sarebbe piaciuto creare una mentalità nella gestione del club. Ora è tanto che non ci torno. Non so cosa accadrà. So che a Milano c’è un campo che possono rimettere a posto, 5mila posti, poi c’è il Flaminio a Roma che potrebbe essere il campo di una franchigia se andassimo lì».

«È improponibile – conclude – pensare a una terza franchigia perché non abbiamo i giocatori per alimentarla. Saranno due fino al 2020 perché questo è l’accordo con il Pro12. Dico che Milano mi piacerebbe perché farebbe da riferimento al bacino del Nord, ma Roma potrebbe essere il traino per il Sei Nazioni a livello di pubblico». (a.ce.)

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