Gazidis: monte ingaggi troppo alto bisogna investire sui giovani

MILANO. «La visione di Elliott è chiara e audace, riportare il Milan al vertice del calcio italiano e mondiale e non metterci 10-15 anni». Le parole dell'ad Ivan Gazidis tentano di tranquillizzare...
MILANO. «La visione di Elliott è chiara e audace, riportare il Milan al vertice del calcio italiano e mondiale e non metterci 10-15 anni». Le parole dell'ad Ivan Gazidis tentano di tranquillizzare dopo i primi 15 tormentati mesi della nuova gestione, ma più di tutto appaiono una puntualizzazione dopo le dichiarazioni del dt Paolo Maldini che, spiegando di non essere disposto ad attendere «un decennio per tornare a essere competitivo», aveva fatto intuire una diversità di vedute all'interno del club e avrebbe irritato la proprietà, proprio alla vigilia di una partita chiave, domenica all'Olimpico con la Roma, che la squadra ha perso giocando male. Il manager ha assicurato che «non esistono polemiche e divisioni», ma ha chiarito che «la strada è irta di ostacoli». Dopo il quinto posto dell'anno scorso e l'esclusione dall'Europa, la seconda stagione targata Elliott è iniziata con un esonero e la squadra è più vicina alla zona salvezza che alle coppe europee, tanto che la sfida di giovedì con la Spal somiglia a uno scontro diretto, classifica alla mano. La crisi di risultati rende ovviamente più preoccupante il bilancio al 30 giugno 2019, approvato dall'assemblea con una perdita consolidata da record (145,9 milioni di euro), la continua crescita dei costi (+21,9 milioni) e l'ulteriore contrazione dei ricavi, «-15.9 milioni, con soli 425mila euro di introiti da sponsorizzazioni se si escludono Emirates e Puma», ha sottolineato l'Associazione dei piccoli azionisti del Milan, esprimendo «perplessità» per l'andamento dei conti e ponendo 29 domande ai vertici societari, dalla strategia per il mercato alla questione stadio. Gazidis non ha escluso un intervento sul mercato di riparazione («A gennaio non mi piace essere molto attivo ma a volte è necessario»), ribadendo alcuni principi: serve «una svolta» sul monte ingaggi, da «riportare sotto controllo»; la strategia è «investire su giocatori giovani, che ancora devono vivere i loro anni migliori» con la possibilità di pensare a «leader di esperienza se ci sarà l'opportunità giusta, come è stato fatto con Higuain», ma senza «bruciare soldi per giocatori in declino».

