GEMELLI DIVERSI

22 Giugno 2016

Basta guardare le bandiere, entrambe mutuate dal tricolore francese, per capire che Italia-Irlanda (gruppo F) non sarà mai una sfida come le altre: troppe le cose in comune - compresa qualche...

Basta guardare le bandiere, entrambe mutuate dal tricolore francese, per capire che Italia-Irlanda (gruppo F) non sarà mai una sfida come le altre: troppe le cose in comune - compresa qualche multinazionale, emigrata a Dublino per pagare meno tasse - tra noi e i più latini degli anglosassoni, che tendono a darci lezioni nel rugby (22 vittorie a 4 per loro) e a prenderne nel calcio (9 vittorie a 2 per noi con 3 pareggi). Ma gli scontri più violenti tra italiani e irlandesi - racconta il libro “An unlikely union”, del premio Pulitzer Paul Moses - sono avvenuti non dietro a una palla, ma dietro a un sogno: il sogno di due comunità emigrate negli Stati Uniti, che un secolo fa si detestavano perché si facevano concorrenza su tutti i fronti.

C’era competizione nella Chiesa cattolica, al punto che l’arcivescovo irlandese di New York tentò di mandare via in ogni modo madre Francesca Cabrini, la santa degli emigrati. C’era guerra nel crimine - si pensi alla lotta tra Al Capone, pur sposato con un’irlandese, e la North Side Gang di Chicago - e nelle forze dell’ordine, dove gli italiani non trovavano spazio facilmente perché i capi irlandesi della polizia di New York li consideravano venduti alla mafia. La pace scoppiò negli anni ’40, lasciando in vita rivalità innocue (Frank Sinatra contro Bing Crosby) e aprendo la strada ai matrimoni misti: le generazioni italo-irlandesi sono oggi un pezzo d’America e vengono spesso citate come esempio di convivenza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA