Giannitti: «Per ripartire servirà una rifondazione»

Il ds che vive a Celano appena promosso con il Perugia: Pescara non merita la C, ora occorre programmare
PESCARA. Dalla notte delle lacrime del 14 agosto 2020 a domenica scorsa, il giorno del trionfo, sono trascorsi 261 giorni. Il Perugia, dopo aver perso lo spareggio play out l’anno scorso con il Pescara e appena una stagione di purgatorio in C, è tornato subito in cadetteria. Uno degli artefici del trionfo è il direttore sportivo Marco Giannitti, 50 anni, romano di nascita ma abruzzese d’adozione, visto che vive a Celano da più di 20 anni. È stato lui che ha costruito la corazzata umbra che ha vinto il campionato di serie C (girone B). Dopo una lunga carriera da calciatore come portiere, Giannitti nel 2005 ha iniziato quella di direttore sportivo al Celano, per poi passare al San Marino fino ad approdare, nel 2013, al Frosinone in Lega Pro dove ha conquistato una promozione in serie B e due in serie A. Quella con il Perugia è la sesta promozione in carriera.
Giannitti, come nasce il trionfo del Perugia?
«Se ti chiami Perugia devi giocare almeno in serie B. Quindi, la scorsa estate abbiamo iniziato a programmare la pronta risalita. Non è stato affatto semplice, perché bisognava resettare, ricostruire e ripartire. Ci siamo riusciti e per questo motivo la vittoria è doppia».
Quello che dovrà fare il Pescara il prossimo anno?
«Me lo auguro perché il Pescara non merita la C».
Come si riparte dopo una retrocessione?
«Una sola parola: rifondazione. L’anno scorso sono arrivato al Perugia e abbiamo tolto più del 60% dei giocatori dell’annata tragica in B. Abbiamo preso 10 elementi di categoria e siamo ripartiti».
Un segreto c’è?
«Non puntare sui giocatori di grido. I nomi altisonanti, in serie C, non servono. Occorre puntare su un gruppo che conosce la categoria. Più che il curriculum, serve la grinta. In terza serie occorrono motivazioni, personalità e tanta fame. Se non ti cali completamente nel ruolo, non vai lontano».
Se l’aspettava la retrocessione del Pescara?
«Pensavo che dopo i play out vinti l’anno scorso si potesse riprendere e ripartire alla grande. Invece, qualcosa non è andato per il verso giusto. Pensavo in un mercato estivo diverso, ma così non è stato. A gennaio poi si fa fatica a correggere la squadra e alla fine gli errori purtroppo si pagano. A me dispiace per il Pescara, sono sincero».
L’errore più grave?
«Forse quello di non aver creato uno zoccolo duro sul quale puntare. Negli ultimi due anni sono cambiati tanti giocatori».
Che consigli si sente di dare?
«Di resettare tutto e ripartire con un programma ben preciso. A Perugia abbiamo puntato su dei giocatori motivati, che conoscevano bene la categoria. Bisogna fare delle valutazioni sulle motivazioni. In C serve gente che ha grinta da vendere».
Ci sono dei giocatori che consiglierebbe?
«Cheddira del Mantova e Voltan del Sudtirol».
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