Giochi 2026, Malagò aspetta il governo

10 Gennaio 2019

Il presidente del Coni in attesa delle garanzie accessorie per chiudere il dossier

ROMA. Finite le vacanze, inizia la doppia partita del Coni sul fronte della candidatura olimpica ai giochi invernali del 2026 e su quello della riforma del comitato dopo l'approvazione in extremis della manovra. Al termine della giunta e del consiglio informali convocati ieri, il presidente del Coni ha fatto il punto anticipando che su Milano-Cortina «sono arrivati dai Comuni e dalle Regioni tutti gli adempimenti formali, ora aspettiamo il governo per le garanzie accessorie che dovrebbero arrivare subito dopo. Anche qui arriveremo all'ultimo, è un dato di fatto». Anche perché il termine ultimo per la consegna del dossier con tutte le garanzie, quelle degli enti locali e quelle accessorie del governo, resta la data dell'11 gennaio. Appena 48 ore a disposizione dell'Esecutivo, sulle cui garanzie ha sempre fatto quadrato, anche se ieri il sottosegretario con delega allo Sport, Giancarlo Giorgetti, aveva già rasserenato chiarendo che «la firma sull'impegno del governo ci sarà nel momento in cui le Regioni e le città candidate si assumeranno l'impegno formale di farsi carico dei costi». Detto fatto, ora la palla passa a Palazzo Chigi, che in queste ore di gatte da pelare ne ha molte. Diventa quasi una passeggiata quindi, la questione legata alla messa a punto della riforma del Coni: «Lo statuto di Sport e Salute», ha promesso Giorgetti, «sarà approvato a brevissimo e partirà a breve anche la procedura per la nomina del consiglio di amministrazione». Sarà un amministratore delegato decretato dal rappresentante del governo con delega allo sport, e due amministratori espressione di Miur e ministero della Salute. Il cda sarà inoltre integrato da un membro nominato dal Coni solo quando si dovrà decidere della suddivisione dei contributi alle federazioni sportive. Sul punto, la priorità di Malagò ormai sembra quella di ottenere le condizioni migliori sulla nascita della legge: «La riforma non è più una battaglia», ha commentato, «così come non è ancora una riforma perché si tratta di un articolo di una legge. Per farla diventare una riforma serve concretezza pratica con i decreti attuativi».