Giornalista insultato, la solidarietà dell’Ordine

5 Maggio 2016

Sabato pomeriggio al Biondi il collega Rapino preso di mira dal patron frentano Franco Maio

LANCIANO. Un episodio increscioso si è verificato sabato pomeriggio allo stadio Biondi dopo la partita persa dal Lanciano contro l’Avellino. Della lite tra la tifoseria rossonera e la famiglia Maio, proprietaria del club, è stato già detto e scritto nei giorni scorsi. A questo va aggiunto un altro fatto che ha visto protagonista il giornalista de il Centro Andrea Rapino che, mentre assisteva allo scambio di accuse verbali tra i tifosi e i dirigenti, è stato apostrofato con insulti dal patron Franco Maio. E’ accaduto mentre stava scattando una foto (a sinistra) dei Maio nella zona parcheggio interno dello stadio. Sono passati alcuni giorni senza che la società o lo stesso presidente onorario della Virtus Lanciano Franco Maio abbiano ritenuto di dovere delle scuse a un giornalista che era allo stadio per svolgere il proprio lavoro.

Sull’episodio, stigmatizzato dal direttore de il Centro Mauro Tedeschini, è intervenuto l’ordine dei giornalisti con una nota del presidente Stefano Pallotta che ha espresso solidarietà al collega Andrea Rapino.

«Ancora una volta, in Abruzzo, dobbiamo registrare, con sconcerto, un offensivo attacco verbale, da parte di un presidente di un club calcistico, nei confronti di un giornalista mentre svolge il suo lavoro di cronista in uno stadio: questa volta è accaduto a Lanciano, sabato scorso, al termine della partita di calcio Virtus Lanciano-Avellino (serie B)». Pallotta ha invitato il collega Andrea Rapino «a non farsi intimorire da tali atteggiamenti e a proseguire la sua attività professionale con serenità e con la piena solidarietà dell'Ordine dei giornalisti». «Il Presidente onorario della Virtus, Franco Maio», ha aggiunto il presidente dell’ordine dei giornalisti d’Abruzzo, «ha rivolto frasi offensive, senza apparenti motivi, contro il collega Andrea Rapino che stava assistendo, per lavoro, agli avvenimenti del dopo partita. Si può capire tutto: il nervosismo di un presidente dopo una partita persa; una crisi di nervi per una precaria posizione di classifica; l'irritazione dopo un confronto verbale con i tifosi, ma non la nevrotica compensazione di questo tumultuoso stato d'animo contro un cronista che sta solo registrando gli avvenimenti per nome e per conto della pubblica opinione, poiché si tratta di fatti di indubbio interesse generale».