Giovedì 14 aprile saranno discussi tutti i deferimenti della Virtus
LANCIANO. I deferimenti a carico della Virtus Lanciano sono stati riunificati e saranno discussi tutti giovedì a Roma davanti al tribunale federale nazionale. Due riguardano il mancato pagamento...
LANCIANO. I deferimenti a carico della Virtus Lanciano sono stati riunificati e saranno discussi tutti giovedì a Roma davanti al tribunale federale nazionale. Due riguardano il mancato pagamento entro i termini previsti delle tasse di settembre-ottobre e novembre-dicembre. E difficilmente lo staff legale dei frentani riuscirà ad evitare ulteriori penalizzazioni: la squadra dovrebbe perdere in classifica altri quattro punti.
Restano altri due deferimenti in ballo legati a un’unica vicenda: il mancato pagamento degli emolumenti di novembre e dicembre al calciatore Manuel Turchi, ovvero al marito della presidente Valentina Maio. La procedura adottata per la rinuncia agli emolumenti è stata bocciata dalla Covisoc che ha chiesto alla Procura federale di deferire la Virtus Lanciano. Che, però, è convinta di poter risolvere la questione davanti al tribunale federale nazionale con il proscioglimento.
Marilungo imputato. Il procuratore di Cremona, Roberto Di Martino, ha chiesto 2 mesi e 20 giorni di reclusione per l'attaccante della Virtus Lanciano, Guido Marilungo, imputato nell'inchiesta sul calcioscommesse per fatti risalenti a quando giocava nell'Atalanta, tuttora proprietario del suo cartellino.
Marilungo lunedì non era presente all'allenamento, ufficialmente in permesso, in realtà a Cremona perché doveva essere ascoltato dal pm visto che è una delle sette persone coinvolte che ha voluto il processo con il rito abbreviato. Il calciatore ha sottolineato di non essere mai stato al corrente di partite truccate, e ha ribadito di essere estraneo a ogni accusa.
Il coinvolgimento di Marilungo è dovuto a intercettazioni di conversazioni tra altre persone interessate dall'inchiesta, che lo hanno nominato in riferimento a una partita tra l'Ascoli e l'Atalanta. Nello stesso procedimento il volto più noto è quello del ct della nazionale italiana Antonio Conte: per lui sono stati chiesti sei mesi e 8 mila euro di multa.

