Giuliani: sul Gran Sasso si capiranno tante cose

Il team manager della Ms-Tina Focus parla dell’arrivo in Abruzzo e del suo passato alla Nippo Vini Fantini
PESCARA. «A Campo Imperatore si capirà, certamente, chi non può vincere il Giro d’Italia». E’ la settimana che porta all’arrivo della carovana rosa in Abruzzo. Appuntamento domenica sul Gran Sasso e Stefano Giuliani, team manager della Ms-Tina Focus, team Continental, fiuta le difficoltà di una settimana che vedrà i corridori impegnati anche sulle salite dell’Etna (domani) e a Montevergine. «Il livello è talmente alto che può accadere di tutto», continua il 60enne pescarese, «i dettagli possono fare la differenza e comunque le gambe saranno già abbastanza affaticate quando si salirà a Campo Imperatore». Dove i due abruzzesi al Giro, il teatino Giulio Ciccone e il pescarese Giuseppe Fonzi, potrebbero mettersi in evidenza. «Quando facevo il Giro e si arrivava in Abruzzo mi gasavo a mille. Ero caricatissimo, perché volevo fare bella figura. Sarà così anche per loro. Penso che Ciccone e Fonzi possano lasciare il segno domenica».
Anche se sarà dura. «Oggi i grandi team non lasciano nemmeno le briciole», continua Stefano Giuliani, «vogliono tutto, anche traguardi volanti e gran premio della montagna. E per i corridori dei team medio-piccoli è difficile mettersi in evidenza». La certezza per Giuliani è un’altra. «Sarà una festa popolare, così come lo è stata l’anno scorso. Il ciclismo e passione ed entusiasmo, ci sarà tanta gente sulle strade». Per vedere all’opera, tra gli altri, un Froome piuttosto “chiacchierato” alla vigilia della partenza. «Se fosse capitato a un povero Cristo sarebbe finito a casa, invece, magari, nel caso di Froome si dimostrerà che certi valori risultano sballati per chissà quale motivo. Il problema è che se ci sono delle regole devono valere per tutti». E poi: «Il problema del ciclismo è che non c’è compattezza. Non è unito il gruppo di corridori, men che meno quello dei direttori sportivi. Si gode troppo delle disgrazie altrui senza pensare che è tutto un gioco al ribasso».
Infine, una stoccata alla Nippo Vini Fantini, il team Professional che ha contribuito a far nascere e dal quale si è separato nel dicembre scorso. «Siamo partiti da zero e siamo arrivati a fare due giri d’Italia, dopodiché è stato messo in discussione il ruolo centrale che mi ero conquistato. E’ una questione di dignità per quanto mi riguarda. Diciamo che mi sono sentito usato e con la Ms-Tina voglio dimostrare che posso fare ciclismo». (r.c.)
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