Giulianova, tre soluzioni per la crisi
Retrocede anche la squadra di Promozione, ipotesi fusione sempre in piedi
GIULIANOVA. Che ne sarà del calcio a Giulianova adesso? È la domanda che si pongono i tifosi giallorossi dopo la retrocessione in Eccellenza del Città di Giulianova 1924. A distanza di una settimana, ad essa è seguita anche la retrocessione in Prima Categoria del Calcio Giulianova, avvenuta ieri nello spareggio secco dei play out a Montorio al Vomano. Le due retrocessioni evidenziano la crisi che attraversa il calcio giuliese, collassato non soltanto della mancanza di interesse da parte dell’imprenditoria, ma anche da laceranti divisioni e da miopia sulla programmazione.
Nel caso del Città di Giulianova, oltre all’improvvisazione di personaggi che da anni ne muovono i fili, il vero nodo scorsoio è costituito dal debito (oltre 600mila euro, a quanto pare) e dalla situazione ingarbugliata dei bilanci che rischiano di finire in tribunale. Vi sono vie d’uscita? Stando così le cose, il Città di Giulianova è destinato alla liquidazione, ma nonostante questo sono in embrione tre prospettive: la prima, una fusione tra il Città di Giulianova e il Calcio Giulianova anche a livello di prima squadra dopo la collaborazione avviata l’anno scorso a livello giovanile; la seconda, un interessamento di imprenditori del Chietino e del Pescarese; la terza, la permanenza in serie D con il titolo del San Nicolò, la tanto (troppo) chiacchierata fusione ammiccata dal presidente della società biancoceleste Salvatore Di Giovanni, osteggiata dai “poteri forti” della sponda teramana. A dispetto di un raffreddamento dell’operazione, legata alla trattativa per l’affitto del “Bonolis” con il suo proprietario Cantagalli, qualcuno continua a sostenere che sarebbero già pronte strutture dirigenti, organizzative e tecniche, e finanche la squadra, per rilanciare il calcio giuliese al Fadini.
Ludovico Raimondi
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