GOL E PINK FLOYD LE ANIME DI WATTS

28 Giugno 2016

Una fila in piedi, l’altra accosciata; e il pallone, da qualche parte. La liturgia statica delle formazioni di calcio, prima che inizi la partita. Dai ragazzi, stiamo fermi che ci fanno le foto. In...

Una fila in piedi, l’altra accosciata; e il pallone, da qualche parte. La liturgia statica delle formazioni di calcio, prima che inizi la partita. Dai ragazzi, stiamo fermi che ci fanno le foto. In uno scatto erano undici, nell’altro in sedici perché c’erano anche le ragazze. Clic. Una foto a colori e una in bianco e nero, con la stessa maglia pesante, il torace azzurro, il colletto e le lunghe maniche bianche come andava di moda in quel 1973.

Peter Watts, il centrocampista centrale del PFFC, fu il più sfortunato: vinto dal demone della droga, lo avrebbero trovato morto tre anni dopo in un appartamento di Notting Hill. Vicino al suo corpo c’era una siringa con resti di eroina. Ma quel giorno delle foto Peter sorrideva: era felice perché lui era solo un roadie, cioè uno degli addetti che viaggiano con un gruppo rock durante i tour. Era uno scudiero, i protagonisti erano gli altri, quei quattro che stavano sul palco davanti alla folla.

PFFC stava per Pink Floyd Football Club: la squadra di calcio della band. Roger Waters, il genio, giocava in porta. David Gilmour, chitarra dei sogni di molte generazioni, era una pessima ala destra, Nick Mason faceva il mediano e Rick Wright il terzino. Giocavano da amatori; in formazione c’era anche Storm Thorgerson, il mago della grafica delle copertine. E poi tecnici, autisti, manager e le immancabili groupie, belle e disinvolte “tifose” del rock. I Pink Floyd persero quattro a zero da una «selezione di marxisti» della periferia nord di Londra. Suonavano meglio di quanto non giocassero a pallone. Ma quella squadra resta depositata nella memoria, come i suoni e i concerti.

Peter Watts era solo un roadie ma passò alla storia per un urlo e una risata, quelli registrati nel cuore di “Speak to me” e di “Brain Damage”, due perle dell’album più famoso del rock. Era The Dark Side of the Moon, la faccia oscura della luna. La faccia oscura di un ragazzo che gioca a pallone e sorride, ma finisce distrutto della droga in un appartamento del centro beat di Londra.

@fbrancoli

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