Gol, emozioni e spettacolo: questo Pescara fa già sognare

La cinquina rifilata al Foggia ha riacceso l’entusiasmo della tifoseria biancazzurra L’impronta dell’allenatore appare chiara, ma bisogna perfezionare i meccanismi
PESCARA. Tredici gol fatti e cinque subiti. In totale diciotto reti in tre partite ufficiali. Sono questi i numeri del Pescara che dopo le vittorie in coppa Italia contro Triestina e Brescia ha travolto il Foggia dell’ex Stroppa. Basta leggere i risultati per intuire che c’è di mezzo Zdenek Zeman. La giostra del gol ricomincia a girare, l’impronta del boemo si vede, a differenza di quanto è accaduto negli ultimi tre mesi del torneo scorso. A parte la fiammata iniziale (5-0 al debutto con il Genoa), nella passata stagione la mano dell’allenatore si è vista pochissimo. Dopo aver preso il posto di Massimo Oddo, Zeman non è riuscito a cambiare nè l’andamento dei biancazzurri nè il loro modo di stare in campo. Troppo lontane le caratteristiche degli elementi presenti in rosa rispetto alle sue necessità. Non a caso, il tecnico di Praga ha preteso una rivoluzione in estate e schierato all’esordio tanti volti nuovi: Pigliacelli, Perrotta e Mazzotta in difesa, Proietti, poi Palazzi in mediana, e il tridente Del Sole-Pettinari-Capone e infine Mancuso. Zeman ha preteso un repulisti che peraltro deve essere ancora completato. E ora le sue idee di calcio sono ben visibili in campo con tagli, verticalizzazioni e movimenti tipici del 4-3-3 zemaniano. Ma il suo nuovo giocattolo va messo a puntino. La sensazione è che la squadra abbia ampi margini di miglioramento. Nonostante il roboante 5-1, lo stato di avanzamento dei lavori non supera il 50%. La fase difensiva va registrata, le squadre di Zeman non proteggono il vantaggio arretrando il baricentro, come invece è accaduto nel match col Foggia. Quando il pallone è in possesso degli avversari, gli attaccanti devono iniziare il pressing accompagnati dai centrocampisti e dai difensori che devono salire, non indietreggiare come hanno fatto con il Foggia dopo il gol dell’1-0. In attacco, gli esterni Capone e Del Sole hanno fatto fatica a rispettare le consegne e lo stesso è accaduto (in parte) agli elementi della linea mediana (Coulibaly, Proietti e Brugman) e della retroguardia. In particolare Coda e Perrotta, ai quali forse manca una caratteristica fondamentale del classico difensore zemaniano: la velocità. C’è tempo per correggere tali disfunzioni ed è evidente che i carichi di lavoro della preparazione non siano stati del tutto smaltiti. Il caldo ha fatto il resto con il Delfino che si è un po’ risparmiato giocando su ritmi troppo bassi. Insomma, per vedere al top la nuova creatura del boemo bisognerà attendere qualche settimana, ma le premesse sono incoraggianti.(g.t.)
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