«Gomma scoppiata? Non posso che essere solidale con Vettel»
Il pilota commentatore Sky: alla Pirelli sono bravi ma c’era già stato l’episodio di Rosberg, non si può parlare di sfortuna
di Valentino Beccari
Davide Valsecchi è il volto nuovo della Formula 1. Certo, lui avrebbe preferito essere protagonista in pista ma quel mondo così condizionato dal potere del denaro più che dai valori tecnici gli ha fatto solo accarezzare il sogno quando era terzo pilota della Lotus, panchinaro di lusso di una scuderia storica, pilota non giocatore che macina migliaia di chilometri, scalda il cuore e il motore in attesa di una chiamata alle armi che però non arriva mai. Poteva essere lui la risposta italiana nel Circus anche perché nel 2012 si era imposto nel campionato Gp2, una sorta di “Primavera” della Formula 1 ma in dote portava solo talento, coraggio, classe e grinta e non qualche sponsor milionario.
Ma Davide ha assorbito il colpo e sprizza gioia da telecamere e microfoni. Già perché è uno dei commentatori tecnici della squadra Sky e interpreta il ruolo in maniera “easy”, senza cadere in tecnicismi ma sempre con la battuta pronta con la su compagna di viaggio per box e circuiti Federica Masolin.
«Mi diverto a fare quello che faccio – esordisce Davide Valsecchi – e credo che si veda. Siamo un gruppo giovane e ben affiatato e ognuno sa quello che deve fare. Non parlo agli addetti ai lavori ma al pubblico che è a casa, all’amico, alla casalinga, all’appassionato e al tifoso della domenica. E come ho detto mi diverto tantissimo».
Nell’ultimo Gran premio, quello che si è corso a Spa, ha tenuto banco lo scoppio nel finale della gomma della Ferrari di Vettel: lei da che parte sta?
«Con il pilota tutta la vita. Capisco la frustrazione di Vettel che stava disputando una gara straordinaria con una rimonta fantastica e poi si vede rovinare tutto per lo scoppio di una gomma. Come pilota non posso che essere solidale con lui e con il suo sfogo».
Però la Pirelli ha detto che c’è stato un utilizzo eccessivo del set di gomme.
«Alla Pirelli sono bravi, li conosco. Però c’era già stato un campanello d’allarme il venerdì con l’incidente a Rosberg e dopo varie analisi si è parlato semplicemente e banalmente di sfortuna. Inoltre è scoppiata la gomma interna e non quella d’appoggio che sulla carta doveva essere più usurata».
Per fortuna che l’incidente non ha avuto conseguenze ben più gravi.
«Lo scoppio è avvenuto sul dritto e il pilota ha avuto cinque, sei secondi di tempo per gestire la situazione. Vettel non ha corso rischi per la sua salute, di questo ne sono sicuro. Il suo è stato uno sfogo di stava facendo una gara atomica e poi tutto è andato in fumo».
E intanto la Mercedes in questo modo non la prendono più.
«La Mercedes è sicuramente la vettura più forte sotto tutti i punti di vista e ha anche due ottimi piloti. Il vero metro di valutazione tecnica è rappresentato dalle prove e il fatto che la scuderia di Stoccarda abbia conquistato tutte le pole è indicativo sulla superiorità di motore e telaio delle frecce d’argento».
E la Ferrari? Si vede l’effetto Marchionne?
«Personalmente alle gare Marchionne non l’ho mai visto però sicuramente ha scelto le persone giuste. Diciamo che si vede l’effetto Arrivabene(il nuovo capo della scuderia, ndr) che ha cambiato filosofia e spirito del team. Ha scelto piloti e strategia di un team che è diventato molto più aperto, disponibile. Un tempo la Ferrari era inaccessibile adesso invece la porta è aperta, non fanno misteri e danno le spiegazioni su quello che accade. Diciamo che la Ferrari è diventata più simpatica».
Simpatica ma non ancora vincente.
«L’obiettivo era quello di vincere due gare e ci sono già riusciti avendo a disposizione ancora diversi Gran premi. E comunque il valore aggiunto della Ferrari è un altro».
E cioè?
«E cioè Sebastian Vettel, un fuoriclasse assoluto. Nei successi della Ferrari c’è molto del suo: ha classe, talento, capacità e aiuta anche nello sviluppo. Ha dimostrato che i quattro Mondiali vinti con la Red Bull non sono arrivati solo per la competitività elevata del mezzo ma anche per le incredibili qualità del pilota».
C’ è la Ferrari, scuderia che rappresenta l’orgoglio italiano ma nella griglia di partenza non c’è un pilota italiano. Come mai?
«È presto detto. Nel 2012 c’è stato un pilota italiano che ha vinto la Gp 2 storica anticamera della Formula 1. Di solito chi vince in quella serie ha il passaggio garantito in Formula 1. E invece quel pilota italiana non ha avuto la possibilità di guidare in perché purtroppo oggi è fondamentale portare in dote sponsor importanti altrimenti è quasi impossibile riuscire a guidare nella classe regina».
E chi era quel pilota italiano?
«Ero io, Davide Valsecchi – afferma sorridendo – avevo disputato una stagione alla grande ed ero pronto per il grande salto ma purtroppo non sono il figlio di un banchiere e non ho grosse aziende alle spalle».
Un rammarico non da poco.
«È andata così adesso mi diverto a correre in categorie minori e soprattutto mi diverto a commentare le gare per Sky. A proposito vi aspetto domenica per il Gran premio di Monza. Da non perdere».
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