Governo-Lega, che scintille Domani stop alla serie A?

Attesa per il consiglio della Figc. Il ministro Spadafora: «Continuare a giocare è da irresponsabili. Il calcio non è immune». Dal Pino: si prenda le responsabilità
ROMA. Ora dopo ora, giorno dopo giorno, il coronavirus avanza in Italia e con lui le possibilità che il calcio italiano si fermi definitivamente. A decidere per lo stop e se si deve continuare sulla strada delle porte chiuse sarà il consiglio straordinario della Federcalcio convocato per domani. Tra le ipotesi al vaglio anche lo slittamento dell'Europeo per poter recuperare le partite perse, un calendario alternativo, oppure l'annullamento dei campionati: in questo caso però sarebbero necessarie delle decisioni eccezionali per l'assegnazione dello scudetto, le promozioni e le retrocessioni. Tutti i principali attori del calcio italiano si siederanno intorno ad un tavolo dove saranno considerati tutti gli aspetti legati all'emergenza causata dall'epidemia che nelle ultime settimane ha sconvolto le abitudini di tutti gli italiani. Saranno valutate nel complesso le varie ipotesi con l'unico comune denominatore di non mettere a repentaglio la salute degli atleti considerando tutte le ricadute del caso, dalle esigenze dei calendari alla necessità di continuare gli allenamenti. Il tutto in interconnessione con l'Uefa per quanto riguarda le competizioni di club continentali in corso e gli Europei previsti a giugno, il cui svolgimento, vista la situazione attuale, non sembra ormai così scontato. Le componenti del calcio italiano (Serie A, B, C, dilettanti, calciatori, allenatori, arbitri) dovranno valutare la possibilità di chiedere lo stop al governo, unica strada per evitare di dover risarcire le tv. E intanto in serie C è scoppiato il caso di un tesserato della Reggiana colpito dal virus e se come già ipotizzato dal presidente della Figc Gravina ad ammalarsi fosse un giocatore di serie A sarebbe inevitabile fermare il campionato. A spingere sullo stop immediato sono il ministro dello sport Vincenzo Spadafora e i giocatori rappresentati dall'Aic di Damiano Tommasi in opposizione alla Lega calcio che punta a continuare almeno a porte chiuse. «Oggi (ieri per chi legge) si è giocato per un gesto irresponsabile della Lega di serie A», ha tuonato Spadafora, «e del suo presidente Dal Pino. È vero che nel dpcm c'è ancora la disposizione delle porte chiuse, ma stiamo consigliando agli italiani di stare a casa. Il mondo del calcio si sente immune da regole e sacrifici».
Al ministro dello sport ha replicato subito lo stesso Dal Pino secondo cui «le affermazioni di Spadafora sono sbagliate nel merito e nella sostanza. Il ministro ignora le norme e rifiuta la responsabilità del suo ruolo. Invece di fare demagogia sia coerente con le proprie azioni di governo», aggiunge Dal Pino, «e se necessario emani un decreto assumendosi responsabilità che sta scaricando su altri». Un muro contro muro diventato sempre più aspro nelle ultime ore a cui la Figc domani è chiamata a porre fine prendendo in Consiglio federale una decisione se non decisiva ma almeno risolutiva. «O la Figc conferma di andare avanti e se ne assumono la responsabilità, oppure devono commissariare la Lega di A. Io posso dargli una mano, dico solo che tutti quanti devono andare verso la stessa direzione. Non è che il calcio può avere regole diverse dagli altri sport di squadra», ha detto il presidente del Coni Giovanni Malagò.
La Lega Serie A ha poi spiegato «che il ritardo del fischio d'inizio di Parma-Spal deve essere attribuito alla richiesta della Figc di un confronto urgente sulle richieste dell'Aic. Contravvenendo alle previsioni contenute nel decreto, che autorizza lo svolgimento delle gare professionistiche di serie A a porte chiuse, l'Aic ha chiesto, a pochi minuti dal fischio di inizio, la sospensione del campionato, paventando lo sciopero dei calciatori. Una richiesta che ha messo a serio rischio la tenuta del sistema, minacciando anche il pagamento degli stessi stipendi dei calciatori. Il Consiglio di Lega ha ritenuto doveroso rispettare le indicazioni governative previste nel dpcm, proseguendo con lo svolgimento delle partite a porte chiuse».
Roberto Di Candio

