Grassadonia: «Siamo vivi e lotteremo fino alla fine»

L’allenatore: «L’arbitro? Ci sono altri che devono valutare gli errori...»
PESCARA. «Faremo di tutto per accelerare i tempi della Var anche in serie B». Parlava così, meno di una settimana fa, Alfredo Trentalange, il nuovo presidente dell’Aia (Associazione italiana arbitri). Ecco, ieri pomeriggio, allo stadio Adriatico la tecnologia sarebbe stata molto utile, dato che il rigore che ha condannato il Pescara al ko contro la Spal non c’era. Una svista arbitrale clamorosa di La Penna di Roma 1 che è costata carissima al Delfino. Partita, dunque, condizionata dall’errore dell’arbitro, ma che Gianluca Grassadonia preferisce non amplificare. «L’arbitro? Vorrei andare oltre e non soffermarmi sull’episodio, non tocca a me segnalare un errore del direttore di gara. Non voglio e non cerco scuse o alibi. Mi voglio concentrare sulla partita fatta dalla squadra, una gara importante in cui meritavamo qualcosa in più», le parole di Grassadonia a fine partita. «Meritavamo un risultato diverso, anche dopo l’espulsione di Drudi, perchè siamo rimasti in partita fino alla fine».
Niente polemiche, dunque, da parte del tecnico biancazzurro, il quale preferisce non infierire sulla pessima direzione di gara dell’arbitro La Penna, che non porta molta fortuna al Delfino visto che, quando c’è lui in campo, ha vinto una sola volta in otto precedenti. «Questa sconfitta la lasciamo alle spalle, ma resta la prestazione. È da qui che dobbiamo ripartire guardando subito alla gara in trasferta contro il Pordenone. Da qui alla fine ci sono ancora 11 partite e questa squadra è viva. Ai miei giocatori, dopo la gara con la Spal, posso solo fare i complimenti. La squadra è viva e, a fine partita, nello spogliatoio ho detto ai miei giocatori che siamo in corsa, abbiamo le armi per tirarci fuori da questa situazione e possiamo salvarci».
Il 48enne allenatore biancazzurro lascia stare le polemiche, ma non si tira indietro quando c’è da criticare i suoi giocatori. «Il rosso rimediato da Drudi? Ha fatto una grande sciocchezza, una cosa del genere non è ammissibile».
L’allenatore, poi, spiega come sono cambiati i piani di battaglia e dove il Pescara ha sbagliato. «L’approccio alla gara non mi è piaciuto, poi con il passare dei minuti siamo cresciuti. Nel secondo tempo la squadra ha fatto la gara che doveva fare. Ci siamo abbassati, era quello l’indirizzo. La Spal è una squadra che ama il palleggio e, quindi, sapevamo che dovevamo restare compatti fino alla fine perché l’occasione sarebbe arrivata. Io conto le occasioni da rete di Guth, Ceter, Rigoni, il colpo di testa di Scognamiglio e Galano, che è stato anticipato all’ultimo». Fatto sta, però, che l’unico tiro in porta, statistiche alla mano, è quello di Ceter nel finale. Troppo poco l’apporto dei giocatori entrati. «Ceter è rientrato mercoledì, Rigoni lavora in gruppo da pochi giorni. Memushaj sta cercando di ritrovare la condizione migliore. Machin sta spingendo molto sull’acceleratore e suoi progressi sono importanti. Cosi come lo stesso Maistro. Oggi (ieri, ndr) i cambi sono arrivati sulla superiorità numerica della Spal, ma chi è entrato ha fatto tutto quello che doveva fare. Ora pensiamo alla partita di sabato, andiamo a giocarcela a Pordenone, limitando al massimo gli errori».
Magari trovando anche qualche soluzione tattica diversa, visto che ieri, dopo l’espulsione di Drudi, il Pescara si è piazzato in difesa con la linea a 4. «Anche con la linea a 5 la squadra ha risposto bene. Noi in questo momento stiamo portando avanti un discorso tattico e la squadra lo sta facendo bene. Questa è una rosa che ha qualità, è ritornata a credere fortemente in quello che fa, a prescindere dal modulo».
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