Gravina contro Macalli: assalto alla Lega Pro

22 Dicembre 2014

Il dirigente abruzzese punto di riferimento del malcontento dei club che hanno bocciato il bilancio

Gabriele Gravina ha lanciato un nuovo assalto alla Lega Pro. E questa volta il dirigente abruzzese ha inferto un duro colpo al presidente Mario Macalli e al suo direttivo. La bocciatura, dei giorni scorsi, del bilancio consuntivo è stato un chiaro atto di sfiducia da parte delle società nei confronti del padre-padrone della Lega Pro che regna incontrastato dal 1997. Ovvero da quando ha raccolto il testimone da Giancarlo Abete. Erano amici Gravina e Macalli, entrambi avevano fatto strada dietro la scrivania del mondo del calcio all’ombra di Abete. Che in quella che era la serie C ha avuto tratti di grande innovazione. Basti pensare alla regolare dei tre punti a vittoria e all’introduzione di play off e play out nel calcio. Tutti uniti fino a qualche anno fa, quando le strade (politiche) di Gravina e quelle di Macalli si sono separate. Gravina consigliere federale espresso dalle società di C e Macalli re della terza serie calcistica: andavano d’amore e d’accordo. Poi, la rottura clamorosa.

Nel dicembre del 2012 Gravina si è candidato alla presidenza della Lega Pro, ma Macalli ha nettamente rintuzzato l’attacco. Però, Gravina – 61 anni, originario della provincia di Taranto, trapiantato a Castel di Sangro, dove è stato presidente della squadra di calcio salita fino alla serie B, e poi trasferitosi a Sulmona – è un politico di razza. Uno che naviga tra consigli di amministrazione, università, calcio e l’attività imprenditoriale in proprio nel campo delle costruzioni. Negli ultimi anni ha prodotto anche il musical “la Divina Commedia”. Uno che nel mondo del pallone ha resistito a tanti ribaltoni. Basti pensare che è consigliere federale della Figc dall’inizio degli anni Novanta. Ne ha vista di acqua passare sotto i ponti. Ed è stato paziente ad attendere il momento propizio. Che è arrivato la scorsa settimana, quando attorno alla sua figura ha coagulato il malcontento delle società di serie C che hanno trovato la forza e il coraggio di ribellarsi alla dittatura di Macalli. Un lavoro certosino ai fianchi andato a segno con la bocciatura del bilancio. Un lavoro portato avanti anche grazie a Francesco Ghirelli, l’ex dg della Lega Pro fino a qualche mese fa fedele luogotenente di Macalli e poi passato dall’altra parte della barricata. Adesso il re Macalli è nudo. Ma non intende mollare. Rischia il commissariamento. L’orizzonte, così come stanno le cose, porta a nuove elezioni. E Gravina, che è anche capo-delegazione dell’Under 21, è il candidato forte alla poltrona di presidente. La caduta di Macalli, uno dei grandi elettori di Tavecchio in Figc, potrebbe far pensare a un mutamento dei rapporti di forza nella stanza dei bottoni. E’ quello che si augura il fronte anti-Tavecchio. Ma Gravina non è tipo da rivoluzioni, è un politico di razza cresciuto all’ombra di Abete. (r.c.)

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