Gravina contro Macalli: assalto alla Lega Pro

Il dirigente abruzzese punto di riferimento del malcontento dei club che hanno bocciato il bilancio
Gabriele Gravina ha lanciato un nuovo assalto alla Lega Pro. E questa volta il dirigente abruzzese ha inferto un duro colpo al presidente Mario Macalli e al suo direttivo. La bocciatura, dei giorni scorsi, del bilancio consuntivo è stato un chiaro atto di sfiducia da parte delle società nei confronti del padre-padrone della Lega Pro che regna incontrastato dal 1997. Ovvero da quando ha raccolto il testimone da Giancarlo Abete. Erano amici Gravina e Macalli, entrambi avevano fatto strada dietro la scrivania del mondo del calcio all’ombra di Abete. Che in quella che era la serie C ha avuto tratti di grande innovazione. Basti pensare alla regolare dei tre punti a vittoria e all’introduzione di play off e play out nel calcio. Tutti uniti fino a qualche anno fa, quando le strade (politiche) di Gravina e quelle di Macalli si sono separate. Gravina consigliere federale espresso dalle società di C e Macalli re della terza serie calcistica: andavano d’amore e d’accordo. Poi, la rottura clamorosa.
Nel dicembre del 2012 Gravina si è candidato alla presidenza della Lega Pro, ma Macalli ha nettamente rintuzzato l’attacco. Però, Gravina – 61 anni, originario della provincia di Taranto, trapiantato a Castel di Sangro, dove è stato presidente della squadra di calcio salita fino alla serie B, e poi trasferitosi a Sulmona – è un politico di razza. Uno che naviga tra consigli di amministrazione, università, calcio e l’attività imprenditoriale in proprio nel campo delle costruzioni. Negli ultimi anni ha prodotto anche il musical “la Divina Commedia”. Uno che nel mondo del pallone ha resistito a tanti ribaltoni. Basti pensare che è consigliere federale della Figc dall’inizio degli anni Novanta. Ne ha vista di acqua passare sotto i ponti. Ed è stato paziente ad attendere il momento propizio. Che è arrivato la scorsa settimana, quando attorno alla sua figura ha coagulato il malcontento delle società di serie C che hanno trovato la forza e il coraggio di ribellarsi alla dittatura di Macalli. Un lavoro certosino ai fianchi andato a segno con la bocciatura del bilancio. Un lavoro portato avanti anche grazie a Francesco Ghirelli, l’ex dg della Lega Pro fino a qualche mese fa fedele luogotenente di Macalli e poi passato dall’altra parte della barricata. Adesso il re Macalli è nudo. Ma non intende mollare. Rischia il commissariamento. L’orizzonte, così come stanno le cose, porta a nuove elezioni. E Gravina, che è anche capo-delegazione dell’Under 21, è il candidato forte alla poltrona di presidente. La caduta di Macalli, uno dei grandi elettori di Tavecchio in Figc, potrebbe far pensare a un mutamento dei rapporti di forza nella stanza dei bottoni. E’ quello che si augura il fronte anti-Tavecchio. Ma Gravina non è tipo da rivoluzioni, è un politico di razza cresciuto all’ombra di Abete. (r.c.)
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