Gravina: ho vinto lo stesso... Tommasi non è stato chiaro
PESCARA. Il giorno dopo l’assemblea di Fiumicino, Gabriele Gravina è in azienda, a Castel di Sangro. «Ero preoccupato della mia coscienza, ma ho dormito sonni tranquilli», ha detto il 64enne capo...
PESCARA. Il giorno dopo l’assemblea di Fiumicino, Gabriele Gravina è in azienda, a Castel di Sangro. «Ero preoccupato della mia coscienza, ma ho dormito sonni tranquilli», ha detto il 64enne capo della Lega Pro che lunedì ha sfiorato la poltrona di presidente della Figc. Anzi, a un certo punto, ci ha rinunciato lui stesso quando Sibilia, alla fine, gliel’ha offerta dopo che Tommasi si è tirato indietro chiedendo ai delegati dell’Aic di votare scheda bianca.
Gravina, che cosa è accaduto lunedì sera?
«Ciascuno di noi ha una storia, un lavoro e un modo di intendere il calcio. Io mi sono adoperato in questi mesi per la logica della condivisione e non della spartizione. Non potevo accettare».
Perché?
«Abbiamo fatto un lavoro eccezionale per cercare di mettere insieme le varie anime riformiste, una volta al ballottaggio avevo percepito la possibilità di un rinnovamento. Al ballottaggio mi è stata proposta (da Sibilia, ndr) la presidenza, ma con troppe condizioni a loro favore (della Lnd, ndr). In quei momenti ho rivissuto la mia carriera calcistica partita dalla Seconda categoria. Ho lavorato per anni per centrare l’obiettivo: era più facile dire sì che dire no. Se avessi inseguito solo la gloria personale avrei dovuto dire sì, ma non l’ho fatto per il bene del calcio. Non era giusto».
Si aspettava l’appoggio di Tommasi che non è arrivato.
«Avrebbe fatto meglio a dirlo dal primo momento. Sapeva che con il 20% e scheda bianca al ballottaggio sarebbe stato commissariamento. Se fosse stato chiaro sin dall’inizio avremmo evitato tanti problemi e disagi ai delegati. Avremmo fatto tutti una bella figura. E’ mancata la chiarezza nel dialogo».
In che senso?
«Se non vuoi il commissario devi fare alleanze. Io pensavo che attraverso la condivisione di un percorso i problemi del calcio potevano essere risolti dagli uomini di calcio. Così, non è stato. Damiano ha giocato una partita senza possibilità di vincerla e mettendo a repentaglio problematiche che stiamo toccando con mano in questi momenti. Bisogna avere rispetto degli altri. L’avrebbe dovuto dire».
La politica ha giocato un ruolo?
«Non ho contezza diretta di questo. Ma alcune società della Lega Pro sono state avvicinate in maniera spietata, tanto che ho chiesto scusa per i disagio creati. I miei dirigenti sono stati contattati dal mondo intero pur di votare contro di me».
Arriverà il commissario.
«Spero che il gruppo di lavoro che proporrà il Coni abbia le capacità di stemperare il clima che si è creato. Ci sono delle lacerazioni, inutile nasconderlo. Si parlava di condivisione, ma poi ognuno aggrediva gli altri attraverso mezzi e mezzucci. Poi, il commissario dovrà ricreare relazioni importanti per prendere il meglio da ciascuno di noi; bisognerà decontaminare il nostro mondo dagli effetti negativi derivanti dall’egocentrismo; poi, si dovranno sviluppare idee e far partire dei progetti seri. Ci sarà bisogno della collaborazione delle varie componenti».
E lei?
«Ho capito che si può vincere anche quando si perde. Durante la giornata di lunedì ho vissuto forti emozioni: l’orgoglio di avere un blocco granitico di società che mi sostiene; la possibilità di diventare presidente federale come apice di una carriera nel calcio iniziata tra i dilettanti. Bastava dire sì, però non inseguo poltrone a costo di calpestare i propri valori e i propri ideali. Avrei tradito me stesso e non avrei fatto il bene del movimento. I tanti messaggi che mi sono arrivati in queste ore testimoniano che ho preso la decisione giusta».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

