Grossi rinasce con la Virtus: è stata dura, ma non mollo

La mezzala di nuovo titolare e i frentani volano: col Catania grande vittoria
LANCIANO. "Tutti per uno, uno per tutti”. La formula usata dai quattro moschettieri resi celebri dall'omonimo romanzo di Dumas, sembra tagliata alla perfezione per la Virtus Lanciano di Roberto D'Aversa. Non che le precedenti, targate Gautieri o Baroni, non lo fossero, ma quello ammirato quest'anno è davvero un gruppo granitico. E difficilmente scalfibile, dall'esterno e dall'interno, come ha fatto capire lo stesso allenatore rossonero, con l'esclusione di Thiam, reo di aver ritardato il proprio rientro dalle vacanze trascorse in Senegal.
Una scelta rischiosa, visto che all'indisponibilità di Cerri e Turchi, andava aggiunto un Monachello (rivelatosi poi decisivo) reduce dagli impegni in azzurro. «Se avessi ragionato secondo convenienza», ha spiegato a fine gara D'Aversa, «avrei dovuto convocarlo, ma per me prima degli interessi personali viene il gruppo, che non avrei salvaguardato agendo diversamente». Com'è andata a finire, è storia nota, con i rossoneri ampiamente vittoriosi sui siciliani e sempre più a ridosso delle primissime.
Escalation, questa, che sembrerebbe confermare la scelta, adottata dalla società, di limitare al minimo le operazioni di mercato, con la partenza di un paio di elementi poco utilizzati quali De Vita e Branescu e l'arrivo di un esterno avanzato. In tal senso è sempre vivo l'interesse per Elio De Silvestro (Carpi), in alternativa al quale si parla di Doudou Mangni (Latina) e dell'ex reggino Alessio Vita, in forza al Monza.
Nel frattempo però ci si gode il felice inizio di girone di ritorno ed un sesto posto (a -1 dalle seconde) frutto del cosiddetto "spirito Virtus". Tra i cui più convinti assertori figura il team manager Guerino "Cicci" Diomede. «Può sembrare una frase fatta, ma non lo è. Certo, ci sono stati alti e bassi, ma lo spirito di gruppo è sempre rimasto lo stesso. Quello cioè che ci ha consentito di tener duro nei momenti meno facili, difendendo delle scelte che all'epoca potevano sembrare impopolari. E la soddisfazione più grande è data, appunto, dall'essere riusciti a dimostrare che avevamo visto giusto essendo stati, alla lunga, ripagati dai fatti». Il futuro sembra persino migliore: «È ciò che speriamo tutti, restando però coi piedi ben piantati in terra. Umiltà e determinazione: ecco le nostre armi principali. Vogliamo toglierci altre soddisfazioni», conclude Diomede, «ma solo dopo aver centrato l'obiettivo primario, ovvero la permanenza nella categoria». Ed un altro emblema del già citato spirito di gruppo è il centrocampista Paolo Grossi. Arrivato in estate dal Verona, e con un curriculum calcistico di tutto rispetto, il 29enne atleta milanese sembrava destinato ad un ruolo da titolare fisso e invece, complici le ottime prestazioni di Vastola, si è ritrovato a dover mordere il freno, partendo quasi sempre dalla panchina. Altri, nella sua stessa situazione, avrebbero magari alzato la voce, facendo valere il proprio passato. Lui, invece, ha scelto una via diversa, cercando, col lavoro e l'impegno quotidiano, di scalzare le convinzioni del suo allenatori, e facendosi trovare sempre pronto all'occorrenza. Una linea che pare stia dando i suoi frutti, come confermano le ultime tre gare (contro Spezia, Bologna e Catania) disputate da titolare. Fiducia peraltro ripagata alla grande, alla luce delle reti siglate, in terra ligure alla vigilia di Natale, ed ai siciliani, sabato scorso. Gol pesanti, avendo essi fruttato ben 4 punti ai rossoneri: «Ed è proprio questa», sottolinea lo stesso Grossi , «la cosa più bella: la consapevolezza di essere utile alla causa. E' ovvio che star fuori non faccia piacere a nessuno, specie poi ad uno come me, che ha bisogno di giocare con una certa continuità per trovare la forma migliore. Ho tenuto duro ed ecco i risultati, anche se so bene che la concorrenza non manca e non sarà facile mantenere il posto. Quanto alla sfida di sabato era importante per noi riscattare subito il ko col Bologna, ed essere riusciti a farlo contro un avversario del calibro del Catania ed al termine di una prova così autoritaria, è per noi motivo di grande orgoglio».
Stefano De Cristofaro
©RIPRODUZIONE RISERVATA

