«Hamilton l’uomo da battere ma Vettel può stupire tutti»

Delfino: «Amo la F1, la radio ti fa vivere l'emozione meglio di ogni altra cosa»
PESCARA. «Due sono stati i momenti che mi hanno fatto innamorare dello sport: il trionfo mondiale dell'Italia di Bearzot nel 1982, che festeggiai in una gremitissima piazza Salotto, e lo spettacolo del Pescara di Galeone». A parlare è Giulio Delfino, giornalista di punta di "Tutto il calcio minuto per minuto", narratore di sport per una platea ormai vintage, ma non superata.
La sua voce, rimbalzata dalla mitica radiolina della domenica pomeriggio, ha raccontato e continua a raccontare agli italiani i più alti momenti dello sport, dal pallone al ciclismo, fino alla Formula 1. Con il mondo delle quattro ruote ha iniziato nel '97 e da lì non ha più smesso. La sua carriera però ha origini ancora più lontane nel tempo, almeno di 10 anni. «Il battesimo con questo lavoro l'ho avuto nel 1987 nella redazione di Rete 8. Avevo 20 anni e facevo il collaboratore. Con me c'erano Daniele Barone, oggi in Sky e Donato Di Campli, l'ex procuratore di Verratti. Facevo un po’ di tutto, per lo più calcio minore. La mia fortuna fu seguire la Sisley Pescara di pallanuoto, che in quegli anni vinceva tutto».
Perchè dice la sua fortuna? «Nel 1991 entrai in Rai. Un giorno il collega che doveva commentare Civitavecchia-Posillipo si ammalò e l'esperienza accumulata mi consentì di prendere il suo posto».
Un trampolino di lancio?
«Direi di sì. Da lì ho iniziato un percorso pieno di soddisfazioni. La serie A, le Olimpiadi, gli Europei di calcio, il ciclismo di Pantani e Indurain e appunto la Formula 1».
Domenica scatterà la nuova stagione. Cosa dobbiamo attenderci?
«Il solito duello Ferrari-Mercedes, con le Red Bull in agguato, specie nelle prime gare. Penso che all'inizio potranno essere davvero molto veloci».
Ritiene che per Vettel può essere la stagione della svolta?
«Hamilton resta l'uomo da battere, ma ho delle sensazioni positive per Vettel e la Ferrari. Lo scorso anno gli uomini di Maranello hanno sbagliato l'ultima parte del campionato. Ritardi nello sviluppo e il pasticcio di Singapore hanno compromesso una stagione che fino al Gp di Monza era andata a braccetto con quella delle frecce d'argento. Adesso penso che l'obiettivo sia partire forte, cercare di mettere fieno in cascina da subito. Bisogna provare a costruire un margine di 20-30 punti nella prima parte del Mondiale per poi tenere botta al possibile ritorno della Mercedes, che abbiamo visto cresce molto alla distanza».
Perché l'obiettivo è quello di riportare in Italia un titolo che manca ormai da 10 anni.
«Nonostante piloti di grande spessore, come Vettel o Alonso, il mio preferito, quasi mai la Ferrari è riuscita ad essere competitiva al 100%. Dal mio punto di vista lo sbaglio fu fatto nel momento in cui vennero accettati dei compromessi in nome della riduzione dei costi, che impedirono di fatto al Cavallino Rampante di provare la vettura a Fiorano. Un grave errore».
Tolto il rocambolesco mondiale di Raikkonen nel 2007, l'ultimo a farci emozionare è stato Schumacher.
«È vero. Ma se ci si fa caso si nota una Formula 1 che vive per cicli. C'è stato quello del tedesco, poi quello di Vettel e adesso Hamilton. Molti dicono che negli anni questo sport è diventato noioso, ed è vero, anche se ora si sta risvegliando. Le scuderie hanno tutte il pilota di punta e il gregario. Ruoli ben precisi. E guarda caso, l'unico anno in cui c'è stata una lotta interna con Hamilton e Rosberg, ci siamo divertiti di più».
E lei come fa a far divertire i suoi ascoltatori?
«Non ho un metodo. Preferisco raccontare la Formula 1 piuttosto che il calcio, perché ci sono un tanti riscontri che ti vengono in aiuto, come i tempi. Provo ad essere il più semplice possibile, cercando di immedesimarmi nella mente di chi mi sta ascoltando».
Gira il mondo con le sue radiocronache?
«Prima di più. Adesso viaggio per le gare europee, il resto lo racconto da Roma. Ma è chiaro che essere presenti sul posto ha tutto un altro sapore, personale e professionale».
Perchè la radio riesce a resistere all'avvento delle tv e della tecnologia?
«La verità è che 9 persone su 10 se possono scelgono la tv. E questo capita anche a me. Domenica ero di rientro da Crotone dopo Crotone-Roma e stavo sentendo la Moto Gp. Ad un certo punto ho accostato e ho acceso il tablet. Però credo che la radio riesca a farti vivere il momento dell'emozione, come può essere un gol o un sorpasso, meglio di ogni altra cosa. Pensi che una volta mi ha scritto la moglie di Domenicali per complimentarsi di come avevo raccontato una straordinaria rimonta di Alonso».
A proposito di moto, ha visto che spettacolo in Qatar?
«Bellissimo. Come dicevo prima, nelle moto non ci sono schemi o gerarchie. Tutti se la giocano cono tutti. Pensiamo a Rossi-Lorenzo, adesso Rossi-Viñales. Compagni di squadra in lotta tra loro. Questo fa spettacolo».
Qual è il suo rapporto con i piloti?
«Buono. Con alcuni sono diventato anche amico. Con Trulli, Liuzzi e Fisichella ci vediamo spesso. A Pescara».
Ah sì?
«La mia fidanzata è pescarese. Da maggio a settembre sono sempre in città. Ogni tanto ci facciamo una serata tutti insieme a Penelope (stabilimento di Liuzzi, ndc) dove Fisichella si diletta a fare il dj. Una passione anche mia. Da ragazzo ho lavorato per un paio d'anni in un locale a Silvi».
La bella stagione è alle porte. Ci vediamo in spiaggia? «Sicuro».
Adriano De Stephanis
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