Hindley re dello Stelvio, Nibali in affanno

La Sunweb si prende la tappa con l’australiano cresciuto nell’Aran Cucine e la maglia rosa con l’olandese Kelderman
SONDRIO . È la Sunweb la squadra che ha preso il comando delle operazioni in questo 103° Giro d’Italia di ciclismo e che si candida per il successo finale di domenica a Milano. La squadra tedesca, che trionfò nella corsa rosa già tre anni addietro con l’olandese Tom Dumoulin, ieri ha fatto bottino pieno nella 18ª tappa, la più importante dell’edizione organizzata ai tempi della pandemia. Un uomo della Sunweb, l’australiano Jai Hindley, cresciuto nel team abruzzese Aran Cucine del ds Umberto Di Giuseppe, ha vinto alla grande la frazione partita da Pinzolo e conclusa ai Laghi di Cancano; il suo compagno, l’olandese Wilco Kelderman è riuscito a sfilare la maglia rosa al portoghese Joao Almeida, che se l’era cucita addosso, esibendola da sud a nord per ben 15 giorni.
Dopo le scaramucce dei giorni scorsi, e i ripetuti nulla di fatto, con gli attaccanti che non attaccavano e le occasioni che diminuivano giorno dopo giorno, il Giro d’Italia delle foglie morte si è consumato in un solo giorno, ponendo le basi per un finale - mancano ancora tre tappe all’epilogo - altamente spettacolare e incerto. Lo Stelvio, per alcuni corridori - Joao Almeida, Majka, Pozzovivo, Nibali e Fuglsang su tutti - ha emesso verdetti definitivi, ad altri ha spalancato le porte per un possibile trionfo. Una menzione a parte merita l’australiano e recordman dell’ora Rohan Dennis, primo canguro a transitare davanti a tutti sul gigante della Valtellina, ossia sulla Cima Coppi di questo Giro. Dennis è stato magnifico, riuscendo a trainare per decine di chilometri il compagno della Ineos, l’inglese Tao Geoghegan Hart - poi battuto nello sprint finale a due da Hindley - verso la realizzazione di un sogno. L’inglesino non ha indossato la maglia rosa per soli 15’’ ma, d’ora in avanti, dovrà fare i conti con il duo della Sunweb formato da Kelderman, che non è apparso insuperabile in salita, e Hindley, fortissimo e a questo punto favorito per il trionfo a Milano, dal momento che è preceduto dal compagno olandese per soli 12’’.
Il grande sconfitto della tappa di ieri è Nibali, oltre ad Almeida, il 22enne lusitano che alla maglia rosa ci aveva fatto l’abitudine: il vecchio Squalo siciliano è a un passo dal canto del cigno e ha dimostrato di essere impotente di fronte al nuovo che avanza con i volti di Hindley e Geoghegan Hart, per non parlare dei vari Pogacar, Roglic, Bernal, assenti a questa edizione della corsa rosa, ma fra i più forti in circolazione nelle corse a tappe. Impossibile immaginare come il siciliano possa tornare in vetta a un grande giro con una concorrenza così fresca e agguerrita. Forse sarebbe il caso di puntare definitivamente alle corse di un giorno, alla soglia delle 36 primavere. Oggi, sposando proprio la previsione di Nibali, non accadrà nulla (si corre la Morbegno-Asti), domani la corsa tornerà esplosiva e incerta, malgrado il taglio delle salite del Colle dell’Agnello e dell’Izoard. Il triplo Sestriere dipanerà la questione legata alla lotta per la rosa. Tre nomi in lizza racchiusi in soli 15’’ e lo spagnolo Pello Bilbao staccato di 1’19’’. È un Giro d’Italia che si risolverà sul filo dei secondi e per decidere il quale anche la crono finale da Cernusco sul Naviglio a Milano - passerella solo in apparenza - potrà dire tanto, se non tantissimo. Peccato che la vicenda coinvolga solo corridori stranieri.
Paride Di Noia

