I calciatori pensano positivo: se è possibile vogliamo giocare
ROMA. «Siamo tutti in attesa di questo benedetto protocollo sanitario per la ripresa completa dell'attività. Non è stato ancora validato e non sappiamo ad oggi quali siano le criticità». Così il...
ROMA. «Siamo tutti in attesa di questo benedetto protocollo sanitario per la ripresa completa dell'attività. Non è stato ancora validato e non sappiamo ad oggi quali siano le criticità». Così il presidente dell'Assocalciatori, Damiano Tommasi, che comunque ribadisce la volontà degli atleti di tornare a giocare. «Una delle criticità da affrontare è quella della gestione del gruppo squadra in presenza di un caso di positività al coronavirus», ha aggiunto Tommasi. «Siamo in attesa, so che la Federcalcio si deve interfacciare col Comitato tecnico-scientifico del Governo, ma non ho novità. L'8 maggio, venerdì, abbiamo il consiglio federale e contiamo per quella data di avere non dico il protocollo approvato ma almeno capire perché eventualmente non è stato ancora validato». Ancora più esplicito il vice presidente dell’associazione calciatori, ex ala del Giulianova. «La nostra indicazione è chiara. I calciatori e le calciatrice vogliono tornare in campo. Non rientrare in campo a tutti i costi, ma percorrere strade possibili perché ciò avvenga. Crediamo tutti nella ripresa». E poi: «Il nostro sistema deve farsi trovare pronto quando ci sarà uno spiraglio. Per ora stanno ripartendo gli allenamenti singoli. Stiamo ripartendo lentamente così come il nostro Paese», ha aggiunto Calcagno. «Che succede se ci sarà un positivo? Dovranno indicarlo i protocolli».
Non solo calcio professionistico di vertice, ma anche quello delle serie minori e dei dilettanti: «Quando parlo di responsabilità del nostro mondo», ha proseguito Calcagno, «intendo che non devono essere i soggetti più deboli a pagare il prezzo più alto di questa situazione, sia tra i tantissimi professionisti che guadagnano sotto i 50mila lordi l’anno, sia tra i calciatori dilettanti, perché ci sono molti ragazzi e ragazze che vivono di calcio. Il prezzo della ripartenza ricade in gran parte su di loro ed è per questo si deve trovare un sistema di tutela: il calcio crea non solo un enorme indotto a livello di Paese, ma anche all’interno del proprio sistema che parte dall’alto e, a cascata, si riflette in maniera determinante sulle serie minori, una piramide nella quale se non riparte il calcio di vertice si rischia di affossare tutta la base». Entrando nel merito «con la Federazione e la Lega Pro, nella speranza che venga concessa la cassa integrazione, abbiamo già trovato un accordo per creare un fondo solidaristico a tutela dei contratti più bassi, un fondo a cui il nostro direttivo ha già deliberato di contribuire e nel quale stiamo cercando di coinvolgere la Lega Serie A e B».

