I dubbi di Del Grosso: tamponi ai calciatori? Non siamo la priorità

Il terzino: «C’è in ballo la salute, non dimentichiamo i morti Ripartire col calcio va bene, ma non bisogna farlo a tutti costi»
PESCARA. La maglia di Jaap Stam è conservata gelosamente. Il primo “bottino” di campo è troppo importante per lasciarlo nel fondo dell’armadio. Dall’esordio in A (Ascoli-Milan) sono passati quasi 15 anni e Cristiano Del Grosso non è un più un ragazzino. A 37 anni suonati, però, corre e crossa ancora, in serie B, con la maglia del Pescara.
«Ritirarmi? Vedremo a fine anno. Io mi sento bene e ho ancora voglia di continuare, ma, se non sarà così, vorrei rimanere nel Pescara. Mi piacerebbe allenare i ragazzi o rivestire un ruolo dirigenziale. Due anni fa ho fatto una scelta di cuore e vorrei rappresentare ancora questi colori. Ho rinunciato a diversi soldi per il Delfino ed è stata una scelta che rifarei cento volte», racconta Del Grosso dalla sua casa di Montesilvano, dove è “recluso” da più di 40 giorni. «Mi tengo in forma con gli allenamenti da “segregato” e per fortuna riesco a correre nel cortile di casa». Tra qualche settimana si potrebbe tornare in campo. «Per riprendere lo stato di forma ideale serviranno tre settimane», continua il terzino di Giulianova. «Stare due mesi fermi non è semplice e la preparazione sarà più dura di quella estiva. E giocare ogni tre giorni, con il caldo, non sarà semplice».
Del Grosso, poi, sposta l’obiettivo sul tema della ripartenza del calcio italiano. «Sono d’accordo per quanto riguarda il ritorno in campo, ma non bisogna farlo a tutti i costi. In ballo c’è la salute, ricordiamocelo. Come dobbiamo tenere ben presente i tanti morti che il virus ha causato. A volte, quando si parla del calcio, ho la sensazione che qualcuno non abbia la percezione della realtà che stiamo vivendo. Tamponi e test per i calciatori? Ok, d’accordo, è giusto ripartire in sicurezza. Tuttavia dico che, forse, i tamponi servirebbero ad altri, alle persone che sono in ospedale o in casa in isolamento». Il calcio, però, è la terza industria del Paese. «Benissimo. È giusto ripartire perché il calcio è un business importante. Se ripartono le altre aziende è giusto che anche lo sport ricominci. Però, rispetto ad altri settori, il nostro per forza di cose prevede assembramenti. Mi chiedo anche come sarà possibile gestire trasferte e spostamenti. Il protocollo stilato non fa una grinza, ci mancherebbe, però in questo momento il mio pensiero va a tutte quelle persone in difficoltà sia a livello sanitario che economico. Oltre a tutti coloro che hanno perso i propri cari. Io a Bergamo ho perso due amici, tra cui uno è uno sportivo, un pugile per l’esattezza». L’ex terzino di Atalanta, Ascoli,Cagliari, Siena e Spal prova a pensare per pochi istanti al calcio e al Pescara. «In primis, a prescindere da ciò che succederà, bisognerà dare il massimo. Credo che con la rosa al completo possiamo risalire la classifica. Quest’anno abbiamo reso al di sotto delle aspettative e dobbiamo recuperare il terreno perso». Poi, in chiusura, un tuffo nel passato tornando con la mente al 28 agosto 2005. «Giocavo nell’Ascoli e feci l’esordio in A contro il Milan di Kakà e Shevchenko. In campo marcavo l’olandese Stam (difensore olandese di 1.92 per oltre 100 chili, ndr). Sugli sviluppi di un calcio d’angolo, mi disse una frase che ricordo ancora: “Marcami, ma non usare le mani”, fulminandomi con lo sguardo. A fine partita mi regalò la maglia».
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