I Maio lasciano, la Virtus Lanciano è in liquidazione

7 Luglio 2016

L'addio della famiglia Maio: «Una scelta sofferta e una sconfitta», Candeloro dice no. Altro deferimento per i mancati pagamenti

LANCIANO. La Virtus Lanciano non sarà iscritta al prossimo campionato di Lega Pro. Lo comunicano in una nota Franco, Valentina e Guglielmo Maio.

Dopo il no dell’ingegnere-imprenditore Gilberto Candeloro a rilevare la società, nonostante la mediazione del sindaco Mario Pupillo, è arrivata la comunicazione di addio dei Maio. Ma a chiudere la giornata più triste per i tifosi frentani è stata anche un’altra comunicazione che ha il sapore amaro della beffa: un nuovo deferimento a carico della società, dei dirigenti Claude Alain Di Menno Di Bucchianico, Luca Leone e Michele La Scala, per il mancato pagamento degli stipendi e contributi di gennaio e febbraio 2016 entro il 18 aprile. Insomma, piove sul bagnato in casa Virtus. O meglio in quello che era la casa Virtus visto che i Maio hanno chiuso la loro avventura in rossonero. Lo hanno fatto forse nel peggiore dei modi: con la retrocessione in Lega Pro causata da penalizzazioni subite per pagamenti in ritardo di tasse e contributi e mettendo la società in liquidazione volontaria.

Parlano di scelta sofferta, i Maio, di «immenso dolore», di «sconfitta di cui avvertiamo la responsabilità, ma di cui non possiamo nascondere l’ineluttabilità».

Poi precisano: «La società farà fronte a tutti gli impegni contratti con i dipendenti, con i fornitori, con i consulenti, con gli istituti finanziari e con l’erario, cominciando dal rimborso degli abbonamenti biennali già sottoscritti per la stagione 2016/17. Impegni che saranno onorati fino in fondo attraverso la forma della liquidazione volontaria della S.S. Virtus Lanciano 1924 Srl».

Praticamente la Virtus non esisterà più. Il 19 luglio il Consiglio federale dichiarerà l’esclusione della Virtus Lanciano dai campionati. Poi considerando il blasone del per il trascorso sportivo in B, potrebbe concedere un’iscrizione in serie D o in Eccellenza (150 mila euro per l’iscrizione alla Serie D e 50 mila per l’Eccellenza) se ci sono imprenditori pronti a investire subito in una nuova società: che avrà sede a Lanciano, giocherà al Biondi, ma non si chiamerà Virtus Lanciano.

Ma ci sono questi imprenditori? Finora no. Nella lettera di addio i Maio sono usciti allo scoperto, parlando di trattative avviate, ma tenute nascoste nei mesi scorsi, per favorire l’ingresso di nuovi soci o la cessione totale del club. Nella trattativa con Candeloro si erano anche proposti come principale sponsor; ma invano, visto che l’ingegnere ha detto no. Candeloro avrebbe dovuto ripianare il bilancio, che ha un buco di un milione 800 mila euro, che i Maio non sono riusciti a coprire.

«Abbiamo delle responsabilità molto grandi nei confronti delle nostre aziende, per le quali è arrivato il momento di attuare programmi d’investimento e di ristrutturazione», spiegano, «dobbiamo dedicare loro risorse, energie e impegno, che non possono più essere canalizzati verso la Virtus Lanciano, come, invece, è accaduto in questi anni, con interventi, anche personali, ingentissimi». Poi un ringraziamento ai collaboratori, ai tifosi a cui chiedono «di non abbandonarsi alla rabbia e alle recriminazioni, ma di avere la forza di ripensare con orgoglio a quello che abbiamo vissuto insieme».

Deferimento. La beffa finale poi è arrivata con il nuovo doppio deferimento al Tribunale federale per la Virtus Lanciano e i dirigenti Claude Alain Di Menno Di Bucchianico, Luca Leone e Michele La Scala. Il primo deferimento è per il mancato pagamento degli emolumenti di gennaio e febbraio 2016 ai dipendenti e tesserati entro il 18 aprile 2016. Il secondo per non aver corrisposto, entro il 18 aprile 2016, le ritenute Irpef e i contributi Inps ai dipendenti per luglio, agosto, settembre e ottobre 2015.

Teresa Di Rocco

©RIPRODUZIONE RISERVATA