I Maio lasciano, Lanciano a Candeloro o al sindaco

6 Luglio 2016

L’imprenditore entro oggi deciderà se prendere la società, in caso contrario per la Virtus dopo otto anni (quattro di B) sarà la fine tra i professionisti

LANCIANO. Una notte per decidere. Gilberto Candeloro, ingegnere fondatore della Imm Hydraulics, presidente della Fondazione Its (Istituto tecnico superiore) sistema meccanica di Lanciano e presidente di InOpera, sponsor Virtus nella passata stagione, si è preso una notte per decidere se rilevare la società rossonera oppure no.

Ieri pomeriggio nella riunione fiume con i Maio, l’amministratore delegato Claudio Di Menno Di Bucchianico, il sindaco Mario Pupillo e Candeloro ha visionato tutti gli atti e documenti della società. Ha valutato il valore, i debiti, e si è preso una notte per decidere il da farsi. O rilevare la società, ricapitalizzandola con circa un milione e mezzo di euro, oppure lasciare perdere e in quel caso per la Virtus sarebbe la fine.

La famiglia Maio, infatti, ha deciso di non andare avanti. Ha pagato gli stipendi, i contributi, l’iscrizione, ma da sola non coprirebbe la ricapitalizzazione.

«Se ci sarà la cessione bene, altrimenti pagherò tutto, ma sull’iscrizione…», ha detto il vice presidente, Guglielmo Maio, che non vuole ancora rilasciare dichiarazioni, visto che c’è una trattativa in corso. Quindi la Virtus è a un bivio: o passa di mano e la rileva Candeloro, oppure il titolo sportivo tornerà nella mani del sindaco Mario Pupillo e si rischierebbe di ripartire dai dilettanti.

In un verso o nell’altro, a meno di clamorose sorprese, finisce però l’era della famiglia Maio. Che prese la squadra dal fallimento di Di Stanislao l’8 aprile 2008 e rispolverò la storica denominazione Virtus, nella dicitura completa Società Sportiva Virtus Lanciano 1924, dall’anno in cui è stato redatto il primo statuto del club.

I Maio lasciano il calcio dopo 8 anni, di cui 4 passati in serie B. Sette allenatori in 8 anni (Di Francesco, Pagliari, Camplone, Gautieri, Baroni, D’Aversa, Maragliulo), due esoneri sofferti (Di Francesco e D’Aversa, ndc), un rapporto strano con la piazza e una promozione storica, per una città che ha vissuto un sogno per 4 anni.

Sogno infranto nella stagione da poco conclusa, proprio a causa di errori societari che hanno portato punti di penalizzazione. Un meno 4 per pagamenti in ritardo di tasse e contributi a giocatori e dipendenti, che hanno pesato come un macigno sulla retrocessione, soffertissima, in Lega Pro.

Un sogno che si sta trasformando in incubo. E che sarà il peggiore incubo degli ultimi anni, se l’ingegner Candeloro non dovesse entrare in società. Sono ore decisive quindi. Entro domani alle 19 la Virtus deve consegnare a Firenze, nella sede della Lega, tutta la documentazione per l’iscrizione, compreso il bilancio in pareggio.

E senza la ricapitalizzazione di Candeloro questo documento non ci sarà e l’iscrizione non verrà accolta. L’imprenditore deve versare circa un milione e mezzo di euro, risolvere le pendenze.

La trattativa con i Maio è proprio su questo, sullo stato delle pendenze, dei debiti che dovrebbero essere coperti dalla famiglia Maio. Candeloro si è preso una notte per decidere. Ma i tempi stringono, ci sono solo 24 ore per consegnare i documenti; per questo entro oggi, dopo pranzo, comunicherà la sua decisione.

Che strapperà sorrisi, se permetterà alla Virtus di fare il campionato di Lega Pro, oppure farà versare lacrime amare, perché lascerà la Virtus in balia degli eventi, nelle mani del sindaco.

Teresa Di Rocco

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