I più corretti? I detenuti del carcere di Lanciano

27 Settembre 2016

Assegnato il premio disciplina della stagione 2015-2016 alla squadra Libertas Stanazzo (serie D)

LANCIANO. Nell'immaginario collettivo i detenuti sono i cattivi per antonomasia. A sfatare questo luogo comune ci ha pensato sul campo la squadra di calcio a 5 dei reclusi della casa circondariale di Lanciano: la Libertas Stanazzo, nell'ultimo campionato provinciale di serie D, si infatti è aggiudicata il premio disciplina. Il riconoscimento è stato consegnato alla formazione allenata da Pio Fiore Di Vincenzo a Celano, nel corso della cerimonia per la presentazione della stagione 2016-17 del futsal abruzzese. L'avventura della Libertas è iniziata due anni fa. Il primo seme è stato gettato quasi casualmente durante una chiacchierata tra Ezio Memmo, dirigente regionale della Figc, ed Enrico Capitelli, responsabile dell'area educativa del carcere. A Villa Stanazzo era stato da poco completato un campo di calcio a 8, ed era in cantiere la realizzazione di un terreno di gioco per il calcio a 5. Il seme germoglia e spunta l'idea di presentare un progetto che riceve poi l'approvazione ministeriale. Si arriva quindi alla costruzione del campo e in seguito all'organizzazione di una vera e propria squadra, che fa il suo esordio ai primi di novembre 2014. Il progetto, chiamato «Mettiamoci in gioco», all'interno del carcere è curato da Capitelli; l'incarico di allenatore viene affidato a Di Vincenzo, già alla guida di formazioni locali di calcio a 11. In Abruzzo quella di Lanciano è la prima squadra di detenuti affiliati alla Figc, anche se qualcosa di simile è avvenuto in diversi istituti di pena italiani. Ad esempio, quasi contemporaneamente alla Libertas, nel carcere di Padova è nata la Palla al Piede, squadra iscritta in Terza Categoria come la Casa di Reclusione che ha sede nell'istituto di Bollate; società di rugby regolarmente riconosciute ci sono nelle carceri di Torino o Frosinone. Ad accomunare palla ovale, calcio e calcetto c'è il minimo comun denominatore delle trasferte vietate: salvo rare eccezioni, si gioca sempre in casa, come avviene a Villa Stanazzo ogni sabato pomeriggio. La squadra allenata da Di Vincenzo è aperta a tutti i detenuti: in linea di massima per militare nella Libertas basta avere il certificato medico di buona salute che la Figc richiede per tutti gli atleti tesserati. Ci sono poi le selezioni: le attività sportive sono solitamente quelle più richieste, e per entrare a far parte della squadra di calcio a 5 dell'istituto di pena lancianese l'anno scorso si sono presentati in circa 60. Dai "provini" si arriva infine a scegliere una rosa di meno di una quindicina di giocatori. In due stagioni il quintetto di Villa Stanazzo ha fatto anche qualche passo in avanti dal punto di vista tecnico. Alla prima partecipazione, inserita in un girone subprovinciale composto da nove club, la Libertas si è piazzata penultima. Nell'ultimo torneo, giocato con 16 iscritti di tutta la provincia, i detenuti di Lanciano, oltre ad ottenere il premio disciplina, si sono lasciati alle spalle sei squadre. «Fa piacere quando arrivano anche le vittorie», dice mister Di Vincenzo, «ma il nostro primo obiettivo non è certo quello: pensiamo innanzitutto alle formazione e alla socializzazione, a far sì che i nostri ragazzi abbiano un comportamento corretto. Perciò il fatto di aver ricevuto il premio disciplina ci rende orgogliosi», sottolinea il tecnico, «proprio perché abbiamo ottenuto il successo principale che volevamo e che si pone questo progetto: il rispetto delle regole e la capacità di sapersi controllare quando durante il gioco si vengono a creare situazioni di tensione».

Andrea Rapino

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