«I tedeschi amano dominare ma poi soffrono il nostro genio»

30 Giugno 2016

MONTPELLIER. Il telefono di Giovanni Trapattoni in queste ore squilla di continuo, prefisso zero zero quattro nove. «Sono i miei amici tedeschi, non è scortesia se non rispondo: cosa gli dico, una...

MONTPELLIER. Il telefono di Giovanni Trapattoni in queste ore squilla di continuo, prefisso zero zero quattro nove. «Sono i miei amici tedeschi, non è scortesia se non rispondo: cosa gli dico, una bugia? Che la Germania è fortissima e l'Italia è spacciata? Dovrei dire la verità, che per me finisce un'altra volta ai supplementari e rivinciamo noi... Ma per loro mettere insieme Italia, supplementari, sconfitta è davvero uno choc. Tutto è nato da Messico '70». Ex ct della Nazionale italiana e idolo calcistico tra i tedeschi, sin dai giorni dei successi col Bayern e della sua mitica conferenza su Strunz, il Trap - come lo chiamano anche in Baviera - prova a giocare sulla lavagna dei suoi ricordi e della sua esperienza questa Italia-Germania. E spiega. «Ci amano e ci ammirano, ma ci soffrono anche, questo è innegabile. Il perchè è chiaro: nella loro mentalità c'è un'idea di Deutschland nel mondo, un'idea dominante: fanno parte dell'Europa, ma loro sono Deutschland. È come la Merkel: con tutto il rispetto per la Bundeskanzlerin, la sua voglia di supremazia è evidente. Si sentono sempre fortissimi, poi arriviamo noi, piccoli, sempre polemici, con tanti peccati ma alla fine geniali. E li mettiamo in crisi».