I tifosi mettono tutti sotto processo

La contestazione proseguirà domenica: nel mirino la dirigenza e Oddo
PESCARA. La lunga striscia negativa in campionato ha fatto perdere la pazienza ai tifosi del Pescara. In realtà, già da prima delle festività natalizie la delusione aveva contagiato l'ambiente e il malcontento iniziava a farsi sentire. Le contestazioni al Porto turistico del 18 dicembre avevano aperto la frattura, ma in fondo si nutriva ancora una flebile speranza di cambiare il corso degli eventi con il il mercato di gennaio. Ma finora i tentativi di invertire la rotta si sono dimostrati infruttuosi. Così la curva Nord, che aveva quasi sempre supportato i calciatori, ha deciso di tornare ancora una volta alla carica. E stavolta nessuno è stato risparmiato. Critiche feroci alla strategia della società e all'operato del tecnico e dei calciatori. Il comunicato diramato dai Rangers, gruppo storico della tifoseria biancazzurra, è la fotografia di un momento in cui l'aria è diventata irrespirabile. I sostenitori avevano chiesto di lottare dignitosamente per raggiungere la salvezza, ma di fronte ad un rendimento imbarazzante (zero vittorie sul campo in 22 partite) hanno optato per la "linea dura" ad oltranza. Dunque, anche i più assidui frequentatori dello stadio Adriatico sembrano rassegnati al ritorno in serie B. «Bisogna essere realisti... - questo un estratto della nota - non ci vuole un genio per capire che per l'ennesima volta la nostra serie A tanto sognata quanto sudata è finita prima di iniziare. Era difficile fare peggio di quattro anni fa, noi ci siamo riusciti». Questo è il punto cruciale della contestazione. L'irritazione scaturisce dal mero ruolo di comparsa che il Pescara sta recitando. «Avevamo semplicemente chiesto di giocarcela", questo il monito lanciato dagli ultras. Così non è stato e, salvo clamorosi sviluppi, il calvario si protrarrà per altri quattro mesi. Eppure, molti interpreti di questa debacle sono gli stessi protagonisti del salto di categoria. Sette mesi fa i dirigenti, lo staff tecnico e i giocatori venivano osannati nell'indimenticabile serata di Trapani. Oggi, invece, vengono processati perché, si sa, nel calcio contano i risultati. L'organico andava potenziato per renderlo competitivo in un torneo difficile come la serie A. Ma gli interventi sul mercato (nella foto Kastanos) sono stati insufficienti. Dunque, tutti sono finiti nell'occhio del ciclone, compreso Daniele Sebastiani, accusato di essere "incapace pure di mettere in discussione un allenatore che in 22 partite non ha mai vinto". In passato, mai la curva lo aveva criticato in modo così aspro. Certo, anche Sebastiani aveva subito qualche “rimprovero”. Addirittura, una volta gli lanciarono alcune bombe carta per aver difeso Marco Baroni, ma si trattò di un gesto isolato. Stavolta, è in prima fila sul banco degli imputati. La protesta dei tifosi proseguirà nel corso della gara di domenica contro la Lazio. Mercoledì c'è stata una pausa per onorare la memoria di Marco Mazza ("Stasera vi metteremo solo da parte per lui", annunciava il comunicato). Bisognerà capire se la società accetterà l'invito di non far indossare ai giocatori la maglia biancazzurra, come richiesto dalla tifoseria ("fateli andare in campo con quella gialla, non siete degni di rappresentarla"). La tempesta è iniziata, per la quiete ci vorrà tempo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

