Iannone, c’è poco da stare allegri

La 12ª piazza basta solo a tenere a distanza il compagno di squadra
Danni contenuti, missione parzialmente compiuta ma un dodicesimo posto che ispira davvero poca allegria. Reduce dal ritiro per problemi fisici a Misano, Andrea Iannone era arrivato in Spagna con l'imperativo di fare punti, per il morale, per la squadra, per se stesso innanzitutto, che non può certo vivere bene il tentativo di Rins di invertire una gerarchia di box che a inizio stagione sembrava inattaccabile. Prima di Aragon invece al vastese erano rimasti solo 5 punti di margine sul compagno di scuderia; il “Maniaco” aveva quindi assoluta necessità di un risultato rassicurante, di riconfermarsi indiscussa prima guida, anche per dare ulteriore credibilità ai suoi forti dubbi sulla bontà di certe soluzioni adottate dai tecnici giapponesi per aumentare la competitività della sua Suzuki. Missione parzialmente compiuta dicevamo, perchè dopo qualifiche più che decorose (decimo), la gara si è di fato esaurita in tre passaggi, il tempo di guadagnare in paio di posizioni con una discreta partenza (ottavo al primo intermedio) e poi vedersi rapidamente ripassare dai vari Espargarò, Bautista e Zarco fino a scivolare al tredicesimo posto, dove in pratica Iannone ha vissuto i trequarti di gara senza possibilità di migliorare ma anche senza rischi di essere attaccato. A pochi giri dalla fine Iannone scala un posticino in avanti, ma è solo per effetto della scivolata di Crutchlow. La bandiera a scacchi la vede dunque da dodicesimo, quanto basta per scavare un fossato di dieci punti tra se e il compagno di scuderia prima del Gp in Giappone. Ma vedendo la Aprilia sfiorare addirittura il podio, nel box di Iannone, in primavera giustamente indicato come potenziale quarta forza del mondiale, si saranno divertiti davvero poco. E nonostante le ottimistiche dichiarazioni di qualche settimana fa sul futuro in Suzuki, la convinzione che ci sia parecchio da fare e da cambiare, sulla moto e non solo, si fortifica ogni giorno di più.
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