Iannone finisce ancora nella ghiaia

9 Maggio 2016

Il vastese scivola quando è secondo: «Non è stata un’imprudenza»

Doveva, e forse può ancora essere, l'anno della consacrazione ai vertici della MotoGp, ma per ora il mondiale di Andrea Iannone sembra un interminabile via crucis. Incidenti, imprudenze e una cospicua dose di banale jella: ogni occasione diventa buona per non vedere la bandiera a scacchi. A Le Mans l'ennesima puntata di una storia sbagliata. Anche stavolta in apparenza vittima più della sua indomabile foga che dei limiti di una moto che sembra tornata molto competitiva pur con qualche spigolosità di troppo nella gestione gara. Tesi che però Iannone rifiuta seccamente. «Quello che succede è difficile da spiegare e ancor di più da accettare. Abbiamo il potenziale per essere competitivi, sono contento del lavoro che stiamo facendo, siamo sempre lì con i top team, però non riusciamo a portare a casa niente», dice quasi d'un fiato davanti ai microfoni a fine gara. E arriva a interrompere i suoi interlocutori per ribaltare la lettura della caduta rispetto a quella fatta un po' da tutti in diretta. «Abbiamo i dati, non stavo forzando in quel giro, sono entrato in curva con meno freno e meno angolo rispetto al solito. Quando ero dietro a Dovi forzavo davvero. La verità è che nessuno ha la situazione sotto controllo. Non accuso le gomme, ma s'è visto quante cadute...». Il tema gomme, confermerà poco dopo Dovizioso, in verità è abbastanza serio e diffuso. Iannone evidentemente aveva deciso di ignorarlo e dopo una discreta partenza si è messo in caccia di Lorenzo e del compagno di scuderia Dovizioso, balzato al secondo posto dopo la prima curva. I conti con l'altro ducatista li regola in fretta e, per niente appagato, punta subito su Lorenzo. Un obbiettivo che evidentemente gli pare alla portata. E in effetti al settimo giro quasi piomba sullo spagnolo. In curva 8 sembra averne agganciato la scia, ma è illusione traditrice. Invece che dagli scarichi della Yamaha Iannone viene risucchiato dalla ghiaia della via di fuga, dove affondano la Ducati 29 e le sue ambizioni di podio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA