Il 2017 può essere l’anno di Giulianova Chieti e Lanciano

Alcune piazze storiche del calcio abruzzese aspettano il rilancio dopo aver toccato il fondo per motivi economici
Il calcio è fatto di cicli, lo insegna la storia degli ultimi decenni. A tutti i livelli. Alti bassi collegati alla forza economica che oggi la fa da padrone nel mondo del pallone.
L’Abruzzo sta vivendo uno dei momenti più difficili, avendo appena due club tra i professionisti, il Pescara, in serie A, e il Teramo, in Lega Pro. In questo contesto, non contano tanto i risultati del campo, ma la forza delle società. Oltre alla tradizione calcistica.
La speranza è che il 2017 – dopo aver consacrato il rilancio di una piazza storica come Vasto – possa celebrare un nuovo inizio anche per altre città che hanno scritto pagine di storia del calcio abruzzese. Il pensiero va subito a Chieti, Giulianova e Lanciano. Oltre all’Aquila impegnata a riprendersi un posto tra i professionisti. Il 2017 dovrà essere il loro anno, quello del rilancio. Tante piazze in sofferenza che aspettano un progetto credibile a cui dar credito.
Il calcio neroverde, a distanza di dieci anni, ha dovuto fare i conti con un nuovo fallimento. Che non è arrivato come un fulmine a ciel sereno, tant’è che in città c’è chi, l’imprenditore Giulio Trevisan, si è portato avanti con il lavoro avviando il Chieti Torre Alex nel campionato di Promozione, portando di fatto il calcio da Cepagatti al capoluogo di provincia teatino. A meno di clamorosi colpi di scena, a partire dalla prossima estate, ripartirà dall’Eccellenza e sarà la prima squadra cittadina, quella sulla quale convogliare le attenzioni e la passione dei tifosi. Anche la Spal, oggi in B, è ripartita con il titolo sportivo della Giacomense, nel 2013, l’espressione di un paese vicino Ferrara, Masi San Giacomo. La speranza è che l’accostamento possa essere di buon auspicio.
Lo stesso auspicio che va fatto a Giulianova, una piazza che non trova pace dal 2012 quando il club giallorosso non è stato iscritto in Lega Pro. Prova a ripartire, ma non ci riesce. Anche qui bisogna fare i conti con la crisi economica. E con una classe imprenditoriale che non vuole “sporcarsi” le mani con il calcio.
Non si va oltre le buone intenzioni. Anche perché spesso la passione si fa preferire ai numeri del bilancio che alla lunga diventano insopportabili. Adesso il calcio giallorosso sembra aver trovato un progetto credibile, almeno in Promozione. E quindi c’è la possibilità che si possa fare un passo avanti e ricreare un briciolo di entusiasmo in una piazza che negli anni ha dato molto al calcio abruzzese e italiano.
Ai minimi storici c’è anche Lanciano dopo che la famiglia Maio ha gettato la spugna. Oggi la massima espressione della città è la Marcianese, in Prima categoria, che a fine stagione dovrebbe diventare a tutti gli effetti Lanciano. In questi mesi il Biondi è diventato una cattedrale nel deserto. I soldi (pubblici) investiti sullo stadio sono diventati infruttuosi, uno spreco di risorse.
Nelle prossime settimane lo stadio dovrebbe riaprire. Sarebbe il primo passo della rinascita, anche se però c’è bisogno di un progetto credibile per ridare entusiasmo a una tifoseria sedotta e abbandonata.
Si può risorgere, la Vastese insegna. Basta poco (si fa per dire visto comunque i soldi la fanno da padrone) per ridare nuova linfa ad ambienti depressi e delusi da gestioni fallimentari.
Il pensiero va all’inizio degli anni Duemila, quando l’Abruzzo aveva nel calcio professionistico tante società. Pescara, Teramo, Castel di Sangro, Chieti, Lanciano, L’Aquila e Giulianova. Tanta roba, tanti derby, rivalità e passione. I tempi sono cambiati, certo, ma c’è la possibilità di risalire la china dopo aver, probabilmente, toccato il fondo.
@roccocoletti1
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