Il bronzo è per le mie donne
Mamma, fidanzata e zia mi davano la carica a Rio. E dico grazie a papà
PESCARA. L'abbraccio di Francesco Di Fulvio con mamma Monica è la fotografia di un'esperienza indimenticabile, emozioni che solo lo sport è capace di trasmettere. Al termine del match tra Italia e Montenegro, che ha regalato la medaglia di bronzo agli azzurri, l'attaccante del Settebello si è commosso quando si è trovato di fronte la madre. Davanti ai suoi occhi, le immagini dei sacrifici iniziati da bambino, sotto la guida di papà Franco, pallanuotista di successo con la mitica Sisley degli anni Ottanta, e proseguiti in età adolescenziale, quando Francesco, appena 16enne, lasciò la sua città per rincorrere il suo sogno. Prima Roma, poi Firenze, Brescia e, infine, Recco. Ora il 23enne pescarese è l'astro nascente della pallanuoto italiana. Il bronzo conquistato alle Olimpiadi di Rio rappresenta un altro passo verso la gloria.
La famiglia. Francesco, un ragazzone alto 191 centimetri con lo sguardo vispo e un palmares già ricco, ha il futuro dalla sua parte. «È stato un periodo intenso», racconta Di Fulvio, in visita nella sede del Centro, «ci siamo qualificati a fatica e alla fine abbiamo centrato un terzo posto che ci ripaga dei tanti sforzi. Nella mia carriera mi sono commosso due volte. La prima lo scorso aprile al termine della gara contro la Romania che ci ha regalato il pass per le Olimpiadi, la seconda al termine della finale per il bronzo contro il Montenegro, quando ho abbracciato mia madre». Oltre alla signora Monica, a Rio de Janeiro Francesco ha avuto il sostegno di Francesca, la fidanzata bresciana, e di zia Brunella, donne al suo fianco scatenate sugli spalti. «A loro dedico la medaglia, nei momenti di difficoltà mi giravo, le guardavo e ripartivo con convinzione. Ovviamente, non dimentico mio padre che mi ha sempre sostenuto lasciandomi però la libertà di scegliere la mia strada». Ma quanta fatica per arrivare sul terzo gradino del podio. Ad aprile, infatti, l'Italia ha battuto 8-7 la Romania nei quarti di finale del Preolimpico , segnando la rete decisiva con Pietro Figlioli, compagno di Di Fulvio nella Pro Recco, a pochi secondi dalla fine. Ora è arrivato il momento delle vacanze. Qualche giorno nella sua Pescara, poi un viaggio negli Stati Uniti. Gli amici lo hanno festeggiato, giovedì, con una bella serata allo stabilimento balneare La Croce del Sud. «Mi hanno reso felice riservandomi una splendida accoglienza. Devo dire che anche prima e durante le Olimpiadi ho ricevuto un sostegno incessante da parte di tantissime persone, anche di chi non sentivo da tempo. Purtroppo sono andato via presto da Pescara perdendo inevitabilmente alcune amicizie. Dico purtroppo perché Pescara mi manca. Quando vivevo qui pensavo di voler andare via alla prima occasione per conoscere nuove realtà, ma ora che non ci sono più sento la nostalgia».
La freccia azzurra. Peccato per l'approccio sbagliato nella semifinale contro la Serbia. «Sono mancate l'aggressività e la determinazione, ma ha vinto la squadra più forte». L'Italia si è presentata a Rio con sette volti nuovi e il processo di ringiovanimento della nazionale proseguirà in vista dei prossimi impegni, a cominciare dal Mondiale in Ungheria nel 2017. E Di Fulvio, ribattezzato Freccia azzurra dal telecronista Rai Sport Dario Di Gennaro, sarà ancora una colonna del Settebello del ct Sandro Campagna e del suo vice, il francavillese Amedeo Pomilio. «Li ringrazio perché con loro sono cresciuto. Hanno caratteri diversi, Campagna è sanguigno, Pomilio equilibrato, ma si completano». A Rio proprio Campagna ha dato un saggio della sua determinazione, quando ha rifilato un bel ceffone ad Alessandro Nora. Poi il ct ha chiesto scusa, ma l'immagine era già finita in mondovisione. «Lui è esigente, ripete che per vincere c'è bisogno di fame e grinta. È così con tutti, quando ci vede molli e distratti. Anche a me è successo di essere redarguito: una volta mi lanciò una sedia in acqua perché non ero concentrato!». Si guarda già al futuro. «Ci sono tanti obiettivi da centrare: scudetto e Champions League con la Pro Recco, poi il Mondiale con la nazionale. Il Settebello storicamente regala forti emozioni. Faremo di tutto per vincere e tra quattro anni a Tokyo tenteremo un nuovo assalto all'oro olimpico». Intanto, Francesco si gode la medaglia di bronzo. «Le Olimpiadi hanno un fascino particolare, perché coinvolgono i campioni di tutti gli sport. Il migliore? Usain Bolt. Quando toccava a lui, il villaggio olimpico si fermava. Ho visto persino gli atleti americani fare il tifo per il giamaicano».
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