IL CALCIO SI FERMA IN RICORDO DI ASTORI
Una domenica drammatica per il calcio. Le emozioni del sabato sera non sono ancora metabolizzate che arriva la notizia della morte di Davide Astori, un uomo di 31 anni nel pieno della carriera e...
Una domenica drammatica per il calcio. Le emozioni del sabato sera non sono ancora metabolizzate che arriva la notizia della morte di Davide Astori, un uomo di 31 anni nel pieno della carriera e della vita che non si è svegliato dal sonno. Il calcio si ferma. Non si gioca in serie A. Nemmeno le partite programmate in B. Il pallone in lutto, un movimento sconvolto dalla notizia della scomparsa del difensore della Fiorentina. Doveva essere il giorno del derby di Milano, dei commenti sulla lotta scudetto, sulla prodezza di Dybala e sul crollo della capolista Napoli. Niente! Il dramma di Astori è un colpo di spugna e così le analisi lasciano lo spazio ai ricordi. Quelli legati a un professionista stimato e apprezzato. Quelli che portano dritti a Piermario Morosini, stramazzato a terra quel 14 aprile del 2012 all’Adriatico-Cornacchia durante Pescara-Livorno. O a Renato Curi, il centrocampista pescarese morto in campo durante Perugia-Juventus del 30 ottobre 1977. Tragedie che hanno colpito (anche) giovani che solitamente hanno cura del proprio fisico e soggetti a controlli frequenti. “Morte naturale”, ha detto il procuratore della Repubblica di Udine. Non c’è un motivo, non c’è un perché. E’ la vita. Il calcio si ferma, certo, ma ci sono delle dinamiche impossibili da stoppare. A Pescara, infatti, va in scena un film già visto con i protagonisti ancora ignari di quanto avvenuto nella camera di albergo di Udine. Si consuma un divorzio annunciato tra Zeman e il presidente Sebastiani. Un classico quando i risultati sono inferiori alle attese e, soprattutto, quando certi rapporti si deteriorano. Indipendentemente da quanto accaduto tra sabato sera e ieri mattina, era un matrimonio di interessi ormai logoro. L’esonero ha anticipato di qualche mese l’addio tra le parti. Si potrà discutere sulle motivazioni all’infinito. Resteranno due partiti fermi sulle proprie posizioni: colpa della società e colpa del boemo. Probabilmente, è colpa di entrambi. Ma in una domenica così triste meglio sorvolare e pensare a Davide Astori e ai suoi cari nella speranza che il calcio sia loro vicino anche in futuro. Sostenendoli e rinforzando l’opera di prevenzione. Sempre utile.
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