«Il cambio tattico ha liberato la mente»

Lo psicologo Literio interpreta la svolta biancazzurra e il divorzio da Massimo Oddo
di PIETRO LITERIO*
Era ora! 5-0 e liberazione da fantasmi e figuracce. Ora molti si affrettano a dire che «una rondine non fa primavera» per paura di «scottarsi ancora con il fuoco». Sì, perché vincere contro il Genoa in piena crisi non fa testo, ma fa morale. In psicologia si dice: «La prima volta è un caso, la seconda una coincidenza, la terza è una realtà». Certamente la vittoria è la migliore medicina contro la contestazione e la rassegnazione. Basta ripensare a come stiamo dopo le nostre sconfitte o le nostre vittorie personali. E' giusto parlare di "miracolo" Zeman? Di sicuro è umano fantasticare l'uomo forte, il "salvatore", di cui la piazza ora ha tanto bisogno: e così Zeman può assumere nel nostro immaginario il ruolo di mago (pur senza bacchetta magica), di eroe a protezione degli indifesi (o di chi era senza difesa come il Pescara) o, più semplicemente, quello di allenatore psicologo carismatico e navigato. Ma quali sono gli ingredienti di questo miracolo? Innanzitutto la semplicità: stop al "calcio totale" dispendioso (dove tutti fanno tutto o quasi). E poi un mantecato di ritmo, ripartenze veloci, verticalizzazioni, tagli repentini, condito da un Cerri difensore aggiunto (con la sua fisicità) e attaccante vero (alla Dzeko), liberando Caprari e le sue giocate dal rigido ruolo di "falso nove". Se poi a questi ingredienti aggiungiamo consigli tattici individuali e il fascino dell'allenatore, la "pozione magica" è servita per la gioia dei tifosi: vittoria e testa dei giocatori che si libera assieme alle gambe. Sono le parole di Verratti a certificare l'interiorizzazione "lampo" della mentalità Zemaniana: «Ho rivisto in soli 3 giorni già i movimenti di quando c'ero io».
Si perché, se non è ancora chiaro, la testa dipende anche dal corpo dei giocatori, ovvero da come vengono messi in campo, così da raggiungere quell'equilibrio tattico e mentale tanto ricercato da ogni allenatore, da renderlo "magico". E così per cambiare la testa è importante cambiare la tattica. Parafrasando Jung: «Noi non vediamo le cose per come sono, ma per come siamo». Nel caso del Pescara per come siamo messi in campo. Inoltre, l'uscita di scena di Oddo ha interrotto l'accanimento terapeutico o, se volete, la ricerca ossessiva della prima vittoria: un altro effetto mentale positivo legato più a un Pescara senza Oddo che contro di lui. E quando finisce un amore ne inizia un altro, e con esso arrivano entusiasmo, curiosità e motivazione. Del resto tutto è avvenuto nel periodo di San Valentino: sarà un caso? E' stato comunque difficile separarsi dall'eroe fatto in casa che ha riportato il Pescara in A: l'angoscia di separazione era crescente, ma lo era anche l'angoscia di non separazione (per l'ambiente). Angosce sostenute poi da lutti precedenti e non del tutto elaborati: dall'abbandono di Zeman fino alla partenza di Lapadula. Ma alla fine separazione c'è stata, seguita da un ritorno al passato (Zeman), ma anche al futuro. Inoltre, l'arrivo di Zeman e la vittoria hanno interrotto la "coazione a ripetere" le sconfitte, attenuando rabbia e contestazione: per dirla alla Freud, quando non si riesce ad amare la propria squadra (Eros) si può scegliere anche di odiarla (Thanatos). Ora é necessario «mantenere bene i piedi per terra» per non ricadere nell'illusione di sopravvalutarsi. Ma "nonno" Zeman é sufficientemente saggio da non commettere questo errore. Così oltre ai gradoni del campo ci sarà da scalare i gradoni della classifica, ma sembreranno meno faticosi se tutti "facciamo squadra".
*psicologo-psicoterapeuta

